Cultura

Peyrefitte aveva già previsto la diplomazia Melonista

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“La diplomazia presuppone la capacità di lamentarsi mentre si calpesta il piede altrui”, diceva Henri Tisot, compianto attore e saggista impegnato politicamente. Una considerazione, la sua, che calza a pennello per descrivere il battibecco tra i presidenti Macron e Meloni – e la scelta del sostantivo non è casuale. Perchè se per decenni ci si è aspettati che l’abilità di una donna, italiana, sarebbe stata ottimale nella gestione dei nostri affari diplomatici, il premier Giorgia Meloni sembra sconfessare perfino la più timida di simili ipotesi.
Molti funzionari riportano che l’aria nei corridoi della Farnesina stia diventando sempre più difficile da respirare, e non ci stupiremmo se così fosse anche per il Quai d’Orsay. Nel 1966 Roger Peyrefitte dette alle stampe un romanzo destinato a suscitare gran clamore, che nel titolo toglieva ogni dubbio sulle argomentazioni che il lettore avrebbe affrontato: “Ambasciate” – questo il titolo di quel famigerato scritto – divenne presto uno scandaloso reportage di quanto bassi fossero i livelli morali della diplomazia mondiale. Ambientata negli anni appena anteriori allo scoppio della seconda guerra mondiale, la storia narrata in terza persona dal nobile diplomatico George de Sarre riportava fedelmente quanto lo stesso autore, Peyrefitte, si fosse trovato a vivere negli anni in cui fu segretario dell’ambasciata francese ad Atene.
Sembra, così, che dal 1933 al 1938 le cancellerie europee non abbiano affatto eseguito al meglio il proprio compito di conciliazione e smussamento degli attriti. Ambasciatori, consoli e collaboratori vari, al contrario, reduci delle sofferenze del primo conflitto mondiale, in questo romanzo-reportage risultano essere a dir poco sprovveduti, se non finanche inconsapevoli di quanto malvagie si sarebbero rivelate le loro disattenzioni, e (peggio) la loro unica smania di protagonismo che portò inevitabilmente alla nuova tragica guerra.
Corruzione, lascivia, ignoranza, prevaricazione: erano questi i toni generali di funzionari civili e militari che avrebbero dovuto rappresentare gli affari esteri di un’Europa schizofrenica, impassibile di fronte all’inesorabile ascesa del nazifascismo di Hitler e Mussolini. “Chi impara a pesare le parole, impara a pesare gli atti” – fa dire Peyrefitte al segretario francese presso l’ambasciata di Atene, nel romanzo. E sono queste le uniche sagge parole che in tutta la narrazione si possono rintracciare, tra scenari e dichiarazioni che sono frutto di vita vissuta dallo scrittore, il quale negli Anni ’60 non volle far altro che denunciare il rischio costante di ulteriori crisi che sarebbero scoppiate se si fosse continuato ad affidare la gestione degli affari esteri a personaggi a dir poco incompetenti.
Nel dettagliare le vicissitudini di una apparentemente innocua valigia diplomatica, nel suo libro Peyrefitte affermò: “Platone sapeva quel che faceva escludendo i poeti dalla sua repubblica. Decisamente il Quai d’Orsay non ebbe fortuna coi poeti suoi”.
In un altro fulgido passaggio, uno dei protagonisti diplomatici ad Atene sostiene, appena diramata la notizia ufficiale dell’Anschluss: “Noi siamo al punto in cui siamo perché i nostri padri hanno tradito. La nostra carriera ha prodotto uomini che sembravano onorarla ma che col tempo sono invece diventati l’obbrobrio della storia”.
Viviamo un momento particolarmente difficile della storia, tanto europea quanto mondiale. I contrasti sorti tra le cancellerie francese ed italiana per la gestione dei migranti avrebbero potuto (e dovuto) trovare vie di svolgimento ben più moderate. La capacità di gestire un dialogo tra nazioni, in particolar modo durante la tempesta, andrebbe vagliata con gran precauzione e quindi affidata a uomini e a donne davvero abili. Dove per “abilità” si intenda la piena volontà di applicare alla lettera quel celebre brocardo: “Che io abbia la saggezza per distinguere il bene dal male, e il coraggio per sceglierlo”.
L’impoverimento continuo dei paesi già stremati, i cui migranti premono alle porte dell’Europa passando dal Mediterraneo e non solo, porterà sempre più spesso a nuovi scontri diplomatici. Auguriamoci allora di trovare incaricati governativi che, a quel già citato dilemma morale, sappiano rispondere al meglio.