Sulla “Lettura” del Corriere della Sera di questa settimana ho avuto il piacere di leggere contro i rigurgiti proporzionalisti Stefano Ceccanti che sintetizza la priorità assoluta in quella che si prefigge: “Riformiamo le istituzioni per avere governi di legislatura!” Non so le sue disponibilità ma io, per la stima che si è conquistata sul campo, avanzerei anche per sola testimonianza la candidatura o comunque una mozione se non ci fosse un aggregato di forze o di debolezze che se ne facesse carico per il congresso. Finalizzata a questo obbiettivo prioritario è la mia proposta della necessità di promuovere al più presto, cogliendo l’occasione dell’Europee con analogo sistema elettorale proporzionale,1 l’elezione di un’Assemblea costituente in cui si confrontino tutti con tutti senza avere l’incombenza anche degli equilibri di governo a cui sono state sempre sacrificate le riforme costituzionali. Proprio per sfuggire alla promiscuità dei ruoli sarebbe auspicabile l’inelegittimità con incarichi di parlamentare di governo e di sottogoverno. La Meloni è partita con la bandierina della destra della repubblica presidenziale ma già nella presentazione del governo aveva fatto una significativa apertura al semipresidenzialismo alla francese senza che dalle minoranze venisse nessun segnale di apprezzamento se non le scontate affermazioni di opposizione dura e pura in reciproca competizione. Eppure nella Meloni c’è la consapevolezza della durata breve dei governi e che tra i possibili Bruti pronti a pugnalare il temuto Cesare di turno è necessario ricorrere ad una quota parte responsabile dell’opposizione e che il dialogo sulla riforma delle istituzioni resta il vero campo largo in cui confrontarsivi con tutti senza accuse d’inciucio. Ebbene è stato il PD a guida Renzi a farsi carico di perseguire un consenso più ampio per fare le riforme istituzionali a partire dalla fine del bicameralismo perfetto, unico in Europa e freno alla tempestività di intervento per fronteggiare le sfide sempre più impegnative senza mortificare il ruolo del Parlamento con la raffica dei voti di fiducia. Unico alleato disponibile fu Berlusconi finché ha sperato in contropartite impossibili sfilandosi dalla battaglia referendaria. Anche sotto questo profilo sull’affidabilità della maggioranza di centro-destra per la posta in gioco ci si può contare in caso di referendum! Ma c’è un valore aggiuntivo per tutto il Paese in caso di riforma condivisa di sentire la nuova carta costituzionale come propria senza più vecchie contrapposizioni!2
Il modello francese oltre a contenere il monocameralismo offre tra il primo ed il doppio turno una grande opportunità: non solo sono ammessi i primi due partiti ma anche quelli che abbiano raggiunto il 12,50%, una cifra alla portata del terzo polo e proprio per questo interessato a concorrere alle “riforme costituzionali per governi di legislatura”.
Roca