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La Politica vera è tale se è condivisione di idee e di responsabilità

La Politica è in crisi, o quantomeno vive un tempo carico di difficoltà. Nella storia dell’umanità periodi simili ve ne sono stati tanti. Dopo il 1945, almeno in Europa, la Politica ha saputo garantire con visione, determinazione e coraggio oltre 75 anni di benessere e di pace.
Mi riferisco alla Politica con la P maiuscola, condotta e animata da uomini, donne che avevano vissuto la povertà e i dolori più atroci. Parimenti una Politica che si nutriva dei Valori più profondi nell’animo umano.
Era, in sintesi, una Politica credibile, che le molte comunità rispettavano, sceglievano e votavano con rispetto in stragrande maggioranza.
Oggi, ahi noi, non è più così.
Non lo è in Europa, la nostra casa culturale e politica naturale. Questa comunità sognata e realizzata da Degasperi, Schuman e Adenauer all’indomani di una guerra mondiale terribilmente sanguinosa, quanto necessaria per eliminare le dittature nazi-fasciste. Ma innanzi alla guerra nell’ex Jugoslavia degli Anni ’90 e soprattutto di fronte all’odierna guerra in Ucraina la nostra Europa è stata ed è debole. Vorrei dire, forse giustamente, parecchio assente. L’invasione criminale di Putin dell’Ucraina europea ci fa capire quanto vi sia bisogno, anche in quest’inizio di terzo millennio, della vera Politica, di una forte Politica. Che doveva essere tale fin dal 2014, ma che oggi non può accettare alcun tradimento e alcuna offesa della volontà di indipendenza, di libertà e di democrazia del popolo ucraino.
Se l’Europa cede in Ucraina, tradisce i propri principi fondanti e, allo stesso tempo, toglie ogni speranza al popolo amico dell’Ucraina e da vita ad un precedente storico e politico molto pericoloso. Il più forte, oggi individuato nella Russia, non può distruggere città e villaggi e sterminare popoli interi in nome di chissà quali grandezze del passato.
Ma la Politica è debolissima pure in Italia. Da anni, da troppi anni, assistiamo ad un teatrino sempre più lontano dai reali problemi quotidiani di noi cittadini. I volti in TV o sui giornali sono da decenni sempre quelli, le cascate di parole sono le stesse da molti anni. Nel mentre la forbice sociale si è pericolosamente ampliata, la povertà tocca ceti sempre ampi, i nostri giovani sempre più pongono le loro speranze in territori e città stranieri. Con tutto questo è stata tradita la Democrazia a suo tempo conquistata col sangue. Perché vi chiederete. La Democrazia, se intesa quale governo del popolo, non lascia indietro alcuno. Se poi aggiungiamo che il cittadino italiano da troppi anni non può nemmeno scegliere i suoi rappresentanti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, il mosaico da cui è sorta la sfiducia verso la politica è completato. Pochi, troppo pochi, decidono per noi.
E questo succede pure per la Politica del nostro amato Trentino, quel Trentino di Alcide Degasperi e di Cesare Battisti che negli ultimi sette decenni ha saputo passare da una povertà assai diffusa ad un benessere equo e popolare. Ma pure qui da noi la Politica si affida troppo spesso ai soliti noti.
Addirittura, partiti che nel proprio Statuto hanno le elezioni primarie per individuare i propri candidati, preferiscono, per miopia e pigrizia, decidere tra le intime mura delle loro sedi chi avrà l’onore di rappresentarli nelle nostre Istituzioni locali. Non va bene, non va assolutamente bene.
Oggi in Italia siamo al 60% dei votanti, rispetto a coloro che sono portatori di questo diritto universale. In Trentino siamo ormai sotto il 70%. Ciò vuol dire che viviamo una Democrazia in cui paradossalmente il “partito di maggioranza relativa” non vota(!).
Questo fatto dovrebbe far riflettere e decidere di conseguenza con responsabilità e determinazione.
Ma personalmente dubito che ciò accada.
Però non meravigliamoci se poi ci troviamo a dover analizzare, anche in Italia e in Trentino, un assenteismo ormai prossimo al 50% e un “presunto” vincente voto di protesta(!).
La Politica deve tornare tra la gente, deve permettere democraticamente ai cittadini di scegliere i propri candidati, a partire dalle semplici elezioni primarie. Che timore c’è? Si ha paura “del nuovo e del giovane capace”? Si vogliono salvaguardare delle posizioni di rendita politica? Temo, purtroppo, di sì(!).
Solo se il cittadino può scegliere e condividere, allora gli eletti, di tutti i partiti, si sentiranno investiti di un mandato pieno e, proprio per questo, si sentiranno portatori di una delega politica forte e libera.
Se vogliamo recuperare la vicinanza e la fiducia delle persone, la Politica deve abbandonare certi riti infausti riservati a pochi che si sono diffusi in questi ultimi decenni.
Dico e scrivo queste parole anche perché dalla mia comunità di Rovereto, in termini amministrativi e politici, ho avuto molto. Spero di aver anche potuto dare qualcosa.
Aggiungo che ormai a 64 anni avere il privilegio di confrontarmi con un figlio di 18 mi fa capire molti aspetti nuovi. La sua è una generazione giustamente molto motivata sui temi dell’ambiente, del clima e di uno sviluppo economico e produttivo sostenibile, equo ed equilibrato. Lui mi fa capire di certi errori e di certe decisioni non prese dalla mia generazione. Ciò ha causato ritardi e “disastri” ambientali, come pure una distribuzione della ricchezza mondiale tutt’altro che equa. “A tutto questo dovremo rimediare noi!” – mi risponde mio figlio. E ha ragione, eccome(!).
Se penso alle cause e alle omissioni che hanno generato quanto sopra, mi do più risposte, più che mai attuali anche oggigiorno: quanta miopia, quanta pigrizia e quanto egoismo dobbiamo ancora contrastare? Ma, come sempre, anche qui il tempo sarà galantuomo.
Innanzi ad una guerra nel cuore della nostra Europa, ad una povertà che colpisce la nostra società italiana ad ogni latitudine, ad un’incapacità attraente e decisionale di evidenza tutta trentina, la Politica deve tornare ad essere strumento al servizio di tutte e di tutti.
La Democrazia e la Libertà non le si conquista una volta per tutte. Non ci devono essere posizioni di privilegio da salvaguardare. Tutte e tutti siamo in gioco, alla pari.
La storia e la scienza dell’uomo da millenni ci hanno insegnato quanto il mutamento e il saper innovare hanno sempre generato migliori condizioni di vita, hanno dato spazio a nuove idee, hanno permesso l’affermazione di nuove visioni. E ciò vale più che mai anche oggi nel 2023. La politica spesso non capisce questo, la politica “salvaguardia” l’esperienza, ha bisogno del “vecchio ritenuto saggio” e rifiuta, talvolta a priori, la “ricchezza” propria del giovane. Ma ciò non va bene. Lo affermo con molta decisione, osservando in questi anni una politica, anche trentina, stanca, povera di idee, assente su molti temi basilari per la nostra comunità alpina.
La Politica, anche la nostra Politica trentina, oggi ha bisogno di una rinnovata visione, di una nuova giovane generazione capace e appassionata, di un nuovo sogno animato da fiducia, audacia e fermezza. Non è retorica la mia, ma una vitale vera esigenza.

Crediamoci, parliamone, confrontiamoci, scegliamo, decidiamo, costruiamo assieme. Nulla può fermare la volontà di molti. La Politica, oggi più che mai, è condivisione di idee e di responsabilità.

Paolo Farinati

Rovereto, lì 27 dicembre 2022