La Federazione italiana dei medici di medicina generale dice No alle case di comunità, soprattutto nei piccoli centri. Cerchiamo di capire perché! L’associazione ritiene che i medici di base, clamorosamente in affanno rispetto alle esigenze della popolazione, siano la porta di accesso al sistema sanitario nazionale. Per tale motivo i sanitari ritengono grave che questo servizio venga a mancare soprattutto nei piccoli comuni. Ora, il paradigma delle case di comunità declinato dal Pnrr come unica soluzione al problema sembra andare ‘contromano’ aumentando le distanze fra i cittadini ed i loro medici di famiglia, concentrando nei grandi centri i pochi camici bianchi disponibili e obbligando le persone anziane a spostamenti continui per gestire le loro fragilità. Molti di queste, infatti, necessitano di un’assistenza puntuale che trova soluzioni esclusivamente nella domiciliarità delle cure. Tuttavia, il Governo, almeno dalle prime schermaglie, sembra non voglia recedere da un percorso delineato dalla precedente legislatura. Come finirà questa contrapposizione non lo sappiamo, sappiamo, però, che se la Fimmg insiste sulla ‘carenza’ di personale nel nuovo accordo collettivo si punta dritto allo sviluppo dell’aggregazione funzionale territoriale e delle unità complesse di cure primarie. Queste, ora, avranno naturalmente bisogno della formazione di personale per le loro necessità organizzative…ovvero anche di sanitari in grado di operare nelle aree disagiate. Insomma, in riferimento alle Case di Comunità sono molti i medici di medicina generale che vi operano in modo stabile…in una metafora dicono che non le vogliono però ci vanno a ‘pregare’! Infatti, le aziende sanitarie sembrano garantire l’assistenza a tutti i cittadini attraverso i MMG che operano in queste strutture.
Angelo Santoro