Il Fondo

Fuga dal Servizio Sanitario Nazionale

Di I, Lalupa, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2371250

Da un sondaggio informale si evince che la gran parte dei medici che operano nella sanità pubblica vorrebbero cambiare lavoro, quindi è di tutta evidenza che la situazione sia allarmante. Accidenti, mai come in questa occasione avrei voluto parafrasare Flaiano dicendo che ‘la situazione è grave, ma non è seria’. Invece, ahinoi, viviamo momenti davvero drammatici. Ma cosa è diventato indigeribile nel Servizio Sanitario Nazionale? Beh, in assoluto abbiamo ai primi posti il desiderio di un maggiore tempo libero legato indissolubilmente alla richiesta di stipendi più elevati…d’altronde se vai in giro per i negozi a fare shopping, al mare piuttosto che in montagna tutti i fine settimana e mandi i figli nelle scuole private hai voglia a girare per le corsie! Forse è più remunerativo lavorare privatamente dove dopo ogni visita corri al bancomat per depositare la parcella incassata dal paziente. Non me ne vorranno i bravi professionisti che per la loro attività certamente meritano una vita più agiata di noi comuni mortali, solo che sono sempre di più coloro che non possono permettersi di essere curati fuori dai Poliambulatori ospedalieri e, quindi, lasciamo che almeno sfoghino il loro amaro sarcasmo. Certo, eravamo abituati bene e forse ne abbiamo anche approfittato, ma ora siamo davvero passati ‘dalle stelle alle stalle’…passatemi la metafora social popolare. Ma torniamo alle ragioni che sempre più spesso vedono i medici degli ospedali indossare gli stivali delle sette leghe e a grandi passi avvicinarsi al pensionamento anticipato per operare nella medicina privata. Cliniche dove fuori dagli ingressi ci sono grandi manifesti che vedono gli Amministratori accogliere a braccia aperte i camici bianchi in libera uscita da quelle corsie dove spesso, se va bene, si prendono una denuncia dal paziente avvicinato preventivamente da un legale che, anche lui, giustamente, cerca di farsi strada. Questo naturalmente è il male minore perché i colleghi che lavorano nei Pronto Soccorso oltre ad essere mal pagati rischiano sempre più spesso di essere malmenati! Per tornare al ragionamento se guardiamo alla collocazione geografica non sorprende che la crisi della professione sia più sentita verso l’ex Regno delle due Sicilie piuttosto che oltre il fiume Tevere; infatti, si va dal 53% del Nord, passando al 56% del Centro per finire al Sud e alle Isole con ben il 64% di sanitari insoddisfatti. Ma ahinoi il dato è talmente diffuso da configurare quasi una patologia endemica con la quale convivere e per la quale non esiste terapia…tantomeno un vaccino! Almeno ciò è quanto si pensa perché la cura, invece, ci sarebbe, visto che tra i Paesi del G7 l’Italia per la sanità spende solo il 6% del Pil contro la media europea che è dell’11%. Siamo invece sopra con il costo della sanità privata che supera di gran lunga il 2%. Per recuperare il gap accumulato con le altre nazioni occorrerebbe un incremento annuo del Finanziamento della Sanità Pubblica di 10 miliardi di euro. Pesano, inoltre, soprattutto le questioni organizzative e naturalmente non ultime le scelte politiche. Insomma, andrebbero aumentati i posti letto ed il personale, implementando quella medicina di prossimità che appare sempre più teorica. In tal modo si potrebbero liberare i professionisti dalla burocrazia che sottrae ore preziose alla cura, che sommata al tempo libero limitato e agli stipendi inadeguati mortifica i medici che, appunto, fuggono dal Servizio Sanitario Nazionale.