Ci mancava la Commissione Europea a rendere più avvincente l’avventura della ricerca o ‘caccia grossa’ alla scadenza posta sulle confezioni alimentari. Cioè? Ebbene, credo sia capitato ad ognuno di noi leggere con la lente di ingrandimento l’indicazione: da consumarsi entro e non oltre il ecc..; peraltro con la dicitura sempre posizionata nella zona più impensabile delle scatole. Anche se, tutto sommato, ormai ci eravamo abituati. Ci eravamo abituati anche a regolarci secondo il buon senso della nonna nel capire se poter mangiare gli alimenti oltre la scadenza riportata quando la scritta non era perentoria: da consumarsi ‘preferibilmente’ entro ecc.. Ora gli esperti degli stati membri dell’UE hanno pensato bene di rendere più interessante il ‘gioco dell’oca’ e proporre di aggiungere un’altra scritta alla scritta precedente: ‘spesso buono oltre la data di scadenza’. Francamente il termine ‘spesso’ mi inquieta, mi inquieta perché con il ‘preferibilmente’ tutti noi eravamo quasi certi che gli alimenti fossero commestibili anche qualche ora dopo la scadenza, ma la parola ‘spesso’ è come una lotteria, un gratta e vinci che vi fa battere forte il cuore per l’emozione oppure l’intossicazione…non ci sono altre opzioni! Comunque, secondo gli scienziati della Commissione Europea l’aggiunta è opportuna per ridurre lo spreco alimentare perché, secondo loro che mangiano al ristorante, consente una migliore comprensione della data di scadenza influenzando il processo decisionale dei consumatori in merito all’opportunità di assumere o eliminare un alimento. Caspita, parafrasando il vignettista Osho mi viene da dire: ‘allora magnatevelo voi’! A leggere attentamente la bozza del provvedimento pare che la maggior parte dei fruitori non comprenda appieno la distinzione tra le etichette `da consumare entro´ – come indicatore di sicurezza – e `da consumarsi preferibilmente entro´ – come indicatore di qualità. La proposta sulla data di scadenza era già stata annunciata da Bruxelles nel 2020, quando nel Continente esplodeva la pandemia; chissà, forse volevano evitare che la gente uscisse per andare al supermercato! Oppure veramente era finalizzata nell’ambito della strategia relativa ‘allo spreco alimentare’, dove una migliore comprensione della scadenza potrebbe influenzare davvero il processo decisionale dei consumatori in merito, appunto, all’opportunità di assumere o eliminare un alimento.
Il labirinto della scadenza dei prodotti alimentari