Ad ogni festività ci sono aspettative e soprattutto buoni auspici in un mondo dove quando va bene l’ipocrisia regna sovrana. Succedeva ieri, succede oggi e succederà sempre. Ma noi ci comportiamo come la scimmietta che non vede, non parla e non sente: ignoriamo il farisaismo ed in prossimità delle feste pasquali facciamo la nostra buona azione distribuendo un po’ di indispensabile speranza…forse l’unica cosa che tiene in vita le persone disperate! Ma oggi non vogliamo parlare di disperazione a ‘tutto campo’, ma solo soffermarci sull’auspicio che la Sanità Pubblica in un’impennata di orgoglio torni a fare quell’attività lasciata dai nostri padri pensando che di fronte alla malattia non ci dovessero essere distinzioni tra poveri e ricchi. Con questo non pensiamo di aver diritto a farci curare in una clinica privata, ma che tutti noi abbiamo diritto ‘curarci’. Da questo principio sociale sono partiti i rispettivi nonni quando si sono battuti come leoni per lasciare quella Sanità Pubblica più bella del mondo la quale, almeno fino a ieri, e secondo noi anche oggi, ancora rappresenta un esempio e baluardo di speranza che ci pone ai vertici dei Paesi più evoluti. La triste constatazione che il Servizio Sanitario Pubblico sia in difficoltà per un insieme di fattori che si sono manifestati come una tempesta perfetta, immediatamente dopo il picco pandemico, non deve indurci ad arrenderci lasciando gestire pezzi di assistenza ospedaliera da aziende sanitarie private che come termiti ci stanno facendo invadere sempre di più dai medici gettonisti. Non vorremmo che di emergenza in emergenza da qui a poco ci accorgessimo di aver perso quell’autonomia che permetteva ai cittadini più fragili di sentirsi sicuri almeno nella malattia. Passi il caro vita ed i sacrifici che le famiglie sempre di più sono chiamate a fare per contribuire al bene comune, ma la dignità di essere curati equamente in un Ospedale pubblico senza attese bibliche e con pari dignità di quanti si possono permettere una visita a pagamento è uno dei pilastri di questo Stato a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Per tali ragioni quest’anno più che mai auspichiamo che la Pasqua sia la ‘Resurrezione’ della Sanità Pubblica.
Pasqua sia la ‘Resurrezione’ della Sanità Pubblica