In risposta al tentativo di Stefania Craxi, di iscrivere Bettino, il socialista, tra gli edificatori del nuovo partito della Nazione
Le giornatacce occorrono a tutti. Se poi ti capita anche di leggere l’intervista di Stefania Craxi di oggi sul Corriere della Sera, rilasciata ad Aldo Cazzulo, ecco che allora tutti i buoni propositi per una domenica spensierata, vanno a farsi benedire.
Che sia iniziata la corsa al riposizionamento, la specialità politica più in voga in questo Paese, è ormai abbastanza evidente. Ad ogni bollettino medico del San Raffaele di Milano, corrisponde una riunione in qualche poco sacro uffizietto di Montecitorio (e zone limitrofe). Insomma, come dire che la corsia in uscita da Forza Italia nei prossimi mesi, sarà trafficatissima. Da bollino nero. Specialmente dopo l’implosione, ampiamente annunciata del c.d. terzo polo.
In questo via vai frenetico di politici più o meno blasonati, in gara tra chi ha il guizzo più geniale, ecco che arriva lei, la Stefania Craxi, la pasionaria di famiglia, che dal Cavaliere ha avuto molto di più di tanti altri vecchi dirigenti del garofano, che gli furono utili (assieme ad ex democristiani e anche qualche ex comunista come Bondi) per strutturare Forza Italia, per avere gruppi parlamentari decenti e quindi uomini di governo in grado di non fare le figuracce che per esempio sta facendo la Meloni, che sembra però essersi accorta ultimamente, del problema.
Purtroppo in molti ebbero più l’attrazione fatale per la pagnotta, che per l’ideale. Dal vizio privato a quello pubblico, il passo fu breve. E meno male che almeno qualche virtù sul funzionamento delle istituzioni democratiche lo portarono in dote al centro-destra, altrimenti non possiamo immaginare quanti disastri ulteriori sarebbero occorsi all’Italia.
Questa è tuttavia, ormai acqua passata.
Ma credo che nessuno come Stefania Craxi, abbia fatto del buono e del meglio per ricondurre la figura paterna ad una supposta vicinanza ideale, fino a ieri a Berlusconi, e da oggi, ancor più platealmente e incredibilmente, accostandolo a certe pur vaghe nostalgie fasciste.
Cosa da escludere con fermezza, e da rigettare totalmente al mittente.
L’incipit traballante, parte con le canzoncine come quelle della Sagra di Giarabub che certo Craxi aveva sentito in tutta l’infanzia, come il resto degli italiani, essendo del ’34.
Si passa poi ai fiori deposti a Giulino di Mezzegra davanti il luogo dove furono fucilati Mussolini e la Petacci (assieme ad altri gerarchi fascisti e a quel Nicola Bombacci che aveva fondato il Partito Comunista a Livorno ventiquattro anni prima) fatto peraltro verissimo e confermato più volte dallo stesso Craxi. Il terzo brano riguarda Almirante che fu effettivamente chiamato da Craxi alle consultazioni per il suo primo governo nel 1983, rompendo l’ipocrisia di avere il MSI in Parlamento, marchiato a fuoco però dalla conventio ad exludendum dell’”Arco costituzionale”.
Si passa poi alle scappatelle del padre (l’elemento pecoreccio fa sempre audience) per arrivare agli anatemi contro Amato e Martelli, e giù giù snocciolando tutto l’elenco delle solite banalità trite e ritrite ampiamente dalla stampa nazionale. Che ha spesso un debole irresistibile per il feuilleton.
Dopo aver fatto auto-endorsement a quelli di Fratelli d’Italia e alla Meloni (basti vedere titolo e occhiello: Papà depose i fiori dove fucilarono il Duce) è in coda che arriva il veleno, con due affermazioni che lasciano quanto meno allibiti. La prima e più grave, è che secondo lei i craxiani votano a destra perché certi giovinotti che le scrivono, così si dipingono. Craxiani e di destra…certo come no. Poi, che la sinistra l’ha disconosciuto (e questo in parte è vero, ma non certo i socialisti, che da 120 anni e passa non solo stanno a sinistra, ma sono la sinistra italiana. Quella più autentica). E infine l’ultima stilettata la riserva proprio al fratello Bobo, dicendo che lei non si sente orfana, perché ” Ce ne sono già troppi In Italia, e di solito abbracciano quelli che gli hanno ammazzato il padre”.
Peccato che a Stefania sfugga il fatto che furono proprio gli ex missini le principali tricoteuse di Di Pietro e soci, sfilando sempre in testa ai cortei pro “Mani (poco) Pulite” per le vie di Roma e nelle altre città. La Russa, Gasparri, Alemanno, Storace sempre in prima fila a chiedere la testa di quelli del “Pentapartito” e specialmente dei socialisti!
Come a Largo Febo, davanti all’Hotel Raphael, dove il fatidico giorno del “lancio delle monetine” c’era il missino Teodoro Buontempo ad aizzare la folla con orologeria perfetta, e a distribuire le monete che si era portato dietro in un sacchetto, per l’occasione. Senza mai dimenticare che furono i loro predecessori ad incendiare per ben cinque volte le sedi dell’Avanti! Assassinando decine e decine di socialisti, dai tipografi, agli operai e i giornalisti, dai nostri sindaci ai nostri deputati.
Si candidi pure come prossima ancilla domini della Meloni, ma lasci a casa propria Bettino Craxi, che non è stato soltanto il suo di padre, ma anche il mio e il nostro, quello di milioni di italiani che hanno creduto nel progresso dell’Italia e dell’Europa, nell’emancipazione dei senza diritti, nella solidarietà tra i popoli del Mondo, nella giustizia sociale e nella democrazia.
Stia pure con l’animo in pace, rispettiamo il suo dolore di figlia, ma non condividiamo una sola virgola delle sue allucinate ricostruzioni.
Sulla vicenda politica di Craxi e dei socialisti che conquistarono democraticamente la guida del Paese, portandolo a posizioni internazionali mai più raggiunte, ci resta una certezza: arriveranno nuove leve di giovani, assai meno superficiali di quelli che frequenta lei, che riscopriranno un giorno il valore dell’uomo politico “primo della lista” della falsa rivoluzione del 1992.
Non sarà né la prima, né l’ultima volta del resto, a questo mondo.