Il Fondo

Finto populismo e falso moralismo hanno scavato un solco incolmabile

Appare davvero fuori luogo l’articolo pubblicato da “Il Nuovo Trentino” domenica 7 maggio 2023 e intitolato «Cari socialisti, voi i lavoratori li avete dimenticati», criticando la nostra manifestazione a Rovereto per il Primo Maggio. Non per vittimismo ma per amore di verità, va ricordato che il PSI finché fu protagonista della vita politica italiana, cioè fino agli scorsi primi anni Novanta, fu sempre – come riportava un manifesto programmatico – «da una parte sola, quella dei lavoratori«». Dopo quel periodo, chi ha voluto – come alcuni di noi – continuare a testimoniare da socialista «la bontà di un’idea antica», lo ha fatto e lo fa per impegno culturale e ideale (come nella ricorrenza del Primo Maggio) senza pretese di aver «voce in capitolo nella politica politicante attuale», dalla quale l’elettorato – sulla base di un’ondata mediatico-giudiziaria inesausta – ci ha escluso ormai da 30 anni (nel 2023 il PSI non ha purtroppo alcun rappresentante il Parlamento).

È dunque un’ostilità ridicola contro il PSI quella che alberga ancora in cattive menti, fino all’accusa odierna di aver «dimenticato i lavoratori». Altri l’avranno fatto, compresi coloro che ancor gridano dai pulpiti di un populismo inconcludente e di un moralismo rivelatosi mendace, come lo è sempre stato quello che urlava “onestà, onestà” per poi dar corso nella storia a tirannie sanguinarie o in tempi più recenti a stagioni effimere di nuovismo rivelatosi misero arrivismo.

Quando il PSI era un partito con radicata rappresentatività e responsabilità diretta ha fatto cose di grande utilità per i lavoratori. Visto che si riportano dati e percentuali ne indichiamo alcune. Innanzitutto – come ha rammentato il prof. Carlo M. Cipolla, uno dei maggiori economisti internazionali – il PSI assieme ad altre forze democratiche ha realizzato nel dopoguerra un progresso davvero significativo. Scrive: «Il bilancio economico del quarantennio postbellico è, in termini quantitativi, a dir poco lusinghiero. Certo, nulla di simile era stato – anche lontanamente – nelle speranze dei padri della Repubblica. Un reddito nazionale cresciuto di circa cinque volte dal 1950 al 1990 colloca l’Italia fra i Paesi a più elevato tenore di vita nel mondo». Va poi citato un dato dimenticato volutamente dalla propaganda preconcetta: il PSI nei ‘bistrattati’ anni Ottanta ha condotto un’azione davvero efficace contro l’inflazione, «la tassa dei poveri» che colpisce soprattutto i redditi medio-bassi: i governi Craxi dal 1983 al 1987 hanno determinato un calo dell’inflazione dal 14,70 % del 1983 al 4,72% del 1987. E se è vero che il rapporto Debito/Pil in quello stesso periodo passò dal 68,38 all’88,60 %, è anche vero che ci fu un notevole incremento del Prodotto interno lordo dall’1,17 al 3,19%. Dopo Craxi si sono succeduti numerosi governi di vario e opposto orientamento. Risultati? Ad esempio, nel 2013 il rapporto Debito/Pil ha raggiunto il 132,74% mentre il Pil è precipitato al -1,9%; nel dicembre 2022 l’Italia ha un debito pubblico cumulato di circa 2.762 miliardi di euro, pari a circa il 145% del PIL italiano. Un altro dato, non vuota propaganda: il professor Fadi Hassan – nato a Pavia da genitori siriani, docente di macroeconomia internazionale presso il Trinity College Dublin – ha rammentato sul “Corriere della Sera” del 6 aprile 2017 che «nel 1991 il nostro reddito pro capite era l’86% di quello americano, nel 2016 è sceso al 63%. E’ lo stesso livello – commenta – che avevamo nel 1961: nell’ultimo ventennio siamo tornati indietro di 55 anni».

Sono dati – quelli positivi – che come visto si riferiscono ad un arco di tempo che si conclude ai primi anni del 1990, mentre nel periodo post-Mani pulite, dopo il 1993, si aprono negatività che colpiscono l’economia e il lavoro. Poche parole allora su questo periodo. Il prof. Angelo Panebianco sul “Corriere della Sera” del 7 febbraio 2018, ce lo ha spiegato così: «Sul finire della prima Repubblica il vecchio sistema dei partiti entra in crisi. Arriva ‘Mani pulite’ ed è il diluvio. Il prestigio dei politici crolla ai minimi termini (e non risalirà più). È allora che si diffonde quella che considero la madre di tutte le fake news, la falsa idea secondo cui questo sarebbe il Paese più corrotto del mondo». E invece l’Italia si situava nella fascia medio-alta tra i ”Paesi migliori”, sempre almeno fino ai primi anni ’90 dello scorso secolo. Sembrerà incredibile agli occhi spiritati di chi operò e inveì contro i partiti del centro-sinistra originario: il giurista Michele Ainis in un editoriale del 16 giugno 2014 ha ricordato che «all’alba degli anni ’90 la classifica di Transparency International – l’Associazione che misura l’indice di percezione della corruzione, partendo dai Paesi migliori – situava l’Italia al 33° posto nel mondo; ora siamo precipitati alla 69.a posizione» sui 180 Paesi considerati.

In conclusione: una cattiva politica e uno spregevole sistema mediatico-giudiziario che ha soffiato sul facile populismo e sul falso moralismo hanno dato frutti avvelenati. Mattia Feltri sulla prima pagina de “La Stampa”, il 29 aprile 2023, ricorda – a distanza di 30 anni esatti – l’infamia del lancio delle monetine contro Craxi «per mano della militanza Missina e Pidiessina»: quell’azione congiunta degli «eredi delle idee assassine del Novecento, i cui eredi degli eredi sono ancor lì oggi a disputarsi il governo», lascia interdetti i veri democratici. Mentre coloro che per davvero stanno dalla parte dei lavoratori dovrebbero chiedersi come mai la maggioranza degli operai e dei lavoratori oggi votano a destra. Noi la nostra risposta l’abbiamo data con un conciso messaggio del Primo Maggio e ora con questa riflessione: finto populismo e bugiardo moralismo hanno scavato fra i lavoratori e la memoria democratica un solco per ora incolmabile, perché – ce lo ricorda ancora quell’editoriale de “La Stampa” – quella memoria è stata diffamata e si continua a diffamarla.

 

Nicola Zoller
Segretario PSI del Trentino-Alto Adige