Il Fondo

Farmacie: avamposto degli ospedali

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La Sanità Pubblica, sempre più in affanno, per recuperare le lunghe liste d’attesa sembra puntare il sestante sulla rotta delle Farmacie. D’altronde secoli fa i farmacisti non erano forse curatori, oltre che venditori e produttori?! Il Sistema Sanitario Nazionale, a questo punto, pare determinato a recuperare il tempo perduto a causa della pandemia ed avvalersi della collaborazione di circa 20.000 Farmacie per effettuare esami del sangue, elettrocardiogrammi, holter, ecc.. Insomma, il paziente munito di ricetta medica potrà rivolgersi addirittura alle oltre 7.000 farmacie rurali dove, nei pochi metri quadrati di spazio a disposizione, troverà una sorta di succursale ospedaliera con risparmio di tempo e chilometri a tutto vantaggio della popolazione specialmente anziana. Idea geniale, soprattutto con l’avvento della telemedicina che quasi in tempo reale permetterà al professionista di inviare il risultato dell’esame dall’altra parte del mondo ed avere quella risposta che oggi solo alcuni possono permettersi di pagare; peraltro, nei grandi centri urbani ormai da tempo le Farmacie offrono questa possibilità previo pagamento di un conto salatissimo. Quel conto, appunto, di cui il Servizio Sanitario Nazionale si farebbe carico come succedeva prima della ‘calata’ del barbaro Covid. Per questa ‘novità’ dovrebbero essere già disponibili circa 700 milioni. Guardando ad un prossimo futuro, ad esempio, le Farmacie potrebbero aiutare anche i malati cronici a gestire l’aderenza alle loro terapie…oggi ci sono anziani che assumono anche decine di compresse al giorno. Tutto ciò non sarebbe utile solo alle persone che vivono nelle piccole comunità, ma pure a quelle che abitano in città, visto il traffico ed i tempi di percorrenza per raggiungere gli ospedali. Ora, non vorrei frenare gli entusiasmi, ma ritengo non bastino le Farmacie per abbattere le liste d’attesa perché, come accennavo, l’80% di esse sono molto piccole e per tale motivo si nutrono seri dubbi sulla loro idoneità. Non solo, la normativa prevede che qualora si eseguano esami sul paziente a contatto della cute con apparecchiature elettriche debbano essere assolutamente conformi alle norme vigenti e, quindi, eseguiti da tecnici che ne garantiscano la sicurezza. Ora la domanda è: chi si farebbe carico, ad esempio, dei costi degli accertamenti eseguiti nelle 7.000 farmacie rurali? A parte queste considerazioni, conoscendo il vizio italico di collezionare farmaci ed esami diagnostici, il rischio potrebbe essere quello di una richiesta di prestazioni esponenziale che potrebbe creare nuove ed impreviste liste di attesa. Certo la tematica non è semplice: saranno le Farmacie, nuovi avamposti ospedalieri, a risolvere il problema? Non lo so, quello che so è che in un modo o nell’altro intanto a pagare siamo solo noi!