Sembrerebbe che alcune Regioni approfittando della carenza dei medici di Pronto Soccorso stiano importando professionisti specializzati nei rispettivi Paesi d’origine con preparazioni non propriamente conformi agli standard europei; affiancando loro un camice bianco senior d’esperienza per qualche giorno e poi lasciarli ‘nuotare’ tra i pazienti con l’aggiunta della conoscenza di una lingua italiana stentata. L’Emilia Romagna, ad esempio, patria delle cooperative sanitarie, è una di queste! Ma il nostro Sistema Nazionale come si sta muovendo per sopperire a tutto ciò? Andiamo a vedere!
In questi giorni molti giovani, circa 80.000, sono stati impegnati in un processo di selezione che ne assegnerà 15.000 ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, posti che dal prossimo anno accademico pare aumenteranno a 20.000. Ora precisato che in quasi tutti i Paesi l’accesso ai corsi di laurea per le professioni sanitarie è soggetto a politiche di ‘numero chiuso’ per assicurare il processo formativo, troviamo surreale che alcune regioni per sopperire all’emergenza della mancanza di medici si rivolgano a professionisti che secondo i parametri dei nostri corsi di specializzazione tali non sono! Ma torniamo a noi.
Se guardiamo alle iscrizioni a medicina, che nella maggior parte dei casi rappresentano solo la parte iniziale di un percorso formativo più lungo, le decisioni prese nel nostro paese e le politiche dichiarate non possono che sollevare qualche perplessità. Per quasi un decennio, a partire dal 2009, i posti banditi si sono attestati intorno a 10.000, segnando, peraltro, un deciso incremento rispetto alla media del periodo precedente. A partire dall’anno accademico 2019/20 è iniziata una progressione esponenziale che ha portato ai 15.000 posti messi a bando negli ultimi due anni e ai 20.000 preannunciati. Il tema è se tale progressione ha un qualche senso. Dovrebbe essere superfluo segnalare l’inconsistenza logica di un ragionamento che nel dibattito pubblico ha spesso accompagnato le decisioni sui numeri: ‘mancano i medici e, quindi, aumentiamo i posti a medicina’. Semplificando al massimo, le decisioni di oggi sono destinate a produrre i loro effetti tra circa un decennio, quando la maggior parte degli iscritti terminerà il loro corso di studi. Si tratta di una vera e propria miccia…la accendiamo oggi e attendiamo l’esplosione in un futuro relativamente lontano, ma di cui conosciamo già ora alcuni elementi. Se per certi versi è incerto quale modello di sanità potrà effettivamente consegnarci l’innovazione tecnologica, ad esempio l’intelligenza artificiale e la telemedicina, quanti medici usciranno dal sistema è molto meno incerto e questo nel tempo porterà i ragazzi a ritenere che la laurea in medicina sia un investimento rischioso in quanto non vorranno entrare in regime di concorrenza con i sistemi regionali che applicano il motto: Medici, meglio ’molti’ impreparati e subito!
Medici: meglio ‘molti’ anche se impreparati e subito