La Pandemia, le carenze preesistenti dei Pronto Soccorso e dei medici di base sono stati una combinazione perfetta per mettere in difficoltà il sistema sanitario regionale; diciamolo, dove pare già serpeggiasse l’idea politica di spostare l’asse della sanità pubblica verso quella privata…almeno a guardare gli appalti sempre più numerosi affidati, tra gli altri, alle cooperative sanitarie. Cooperative sanitarie che per la maggior parte importano il personale medico da Paesi che ne avrebbero più bisogno di noi. Molti business e poca etica, altro che Ippocrate! Insomma, gli interessi in gioco sono spaventosamente elevati; pensate, solo nella nostra Emilia Romagna, la cifra supera di molto i 10 MLN di €, quasi 20 miliardi delle vecchie lire. Accidenti, nella gran parte del terzo mondo scoppiano guerre fratricide per molto meno, quindi, non scandalizziamoci se un importo del genere suscita gli appetiti di coloro che del tutto legalmente vogliono spostare gli interessi dal servizio sanitario pubblico a quello privato colpendo però, ahinoi, le categorie di cittadini economicamente più fragili. Ora cerchiamo di raccapezzarci sulle cause che hanno suscitato gli appetiti delle strutture private.
Sempre di più aumentano i camici bianchi che vanno in pensione: dal 2014 al 2022 i trattamenti ordinari (quelli, cioè, corrisposti in virtù del raggiungimento dei requisiti anagrafici, o contributivi) hanno registrato un’impennata del 257%, a cui, nell’ultimo triennio, quasi certamente potrebbe aver dato una forte spinta l’epidemia pandemica che ha cambiato le nostre abitudini sanitarie, impoverito il sistema pubblico e arricchito quello privato. Ora, l’ascesa graduale dei medici che smettono di frequentare le corsie degli ospedali non è una sorpresa, in quanto era ampiamente prevista, già ben prima della calata del Covid-19, l’uscita dal mercato occupazionale dei nati negli anni ’50. Sono mesi, ormai, che parliamo del problema del rimpiazzo, perciò è indispensabile rendere attrattiva la professione, a partire da quella del medico di base, iniziando dall’esigenza di potenziare al massimo, ad esempio, il rapporto fiduciario con i pazienti…senza dimenticare che le cooperative sanitarie stanno importando dall’estero migliaia di professionisti senza che nessuno si organizzi per contrastare questo fenomeno che naturalmente non aiuta i cittadini e tantomeno il loro portafoglio perché costretti a rivolgersi al privato. Ma si, una lunga corsa verso quella direzione!
Sanità: una lunga corsa verso il privato