Gli ultimi dati forniti dall’UNICEF rivelano che quasi 10 milioni di bambini hanno perso la vita prima di aver compiuto cinque anni, soprattutto per mancanza di igiene; pensate, solo con dell’acqua e del sapone se ne potrebbero salvare almeno la metà. Circa il 50% delle morti neonatali si è verificato nell’Africa sub-sahariana, dove solo pochissime strutture sanitarie dispongono di una fonte d’acqua propria.
‘Aiutiamoli a casa loro’ è la frase ricorrente che da sempre ascoltiamo nei salotti buoni dove certamente parte delle persone è in buona fede, e magari inoltra via SMS 2€ con il telefonino per contribuire a salvare i sofferenti. Tutto questo però non basta per raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile che si propone di ridurre drasticamente la mortalità infantile ad 1 milione entro il 2030. C’è da rimare sgomenti di fronte a questi numeri pensando che si potrebbero dimezzare con dei semplici disinfettanti. Per paradosso spesso mi chiedo se le organizzazioni mondiali che si dedicano ad aiutare chi soffre non siano troppe al punto di farsi concorrenza fra loro perdendo di vista l’obiettivo. Penso a questo in quanto recentemente, durante l’alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna, sono stati allontanati gran parte dei volontari carichi di buone intenzioni e di materiale perché rischiavano di aggiungere confusione a confusione vanificando lo spirito umanitario che li aveva spinti a partire. Per carità, ben venga ogni forma di solidarietà in questo mondo d’ingiustizia e di disparità sociali inimmaginabili. Piuttosto per velocizzare gli aiuti c’è da chiedersi se non sia più semplice che un Paese adotti un Paese. Cercherò di spiegarmi meglio con un esempio diretto che ognuno di noi potrebbe mettere in pratica domattina in piena autonomia e senza complicazioni burocratiche. Dunque, immaginiamo che il vostro vicino di casa, a causa di una improvvisa e costosa malattia invalidante, abbia prosciugato i suoi risparmi, perso il lavoro e sia in attesa di ricevere quei contributi statali come il discusso Reddito di Cittadinanza che certamente non gli permetteranno nemmeno di mantenere i figli a scuola. Ecco, in questo caso, se siete benestanti, potreste intervenire direttamente con un sostegno diretto, ad esempio, partecipare a far studiare i ragazzi del vicino fino alla maturità. Un progetto di aiuto finalizzato a consegnare a quel padre di famiglia un futuro attraverso un supporto dignitoso e condiviso. Sono moltissimi e soprattutto discreti coloro che si adoperano a favore del prossimo con aiuti simili…più di quanti pensiate. Si tratterebbe solo di istituzionalizzare questo modo di contribuire a favore di chi si pensa abbia bisogno lasciando la scelta direttamente alle persone, magari defiscalizzando la somma devoluta a fini benefici. Ma per uscire dalla divagazione e tornare al tema ‘Perché vengono da noi’…non ci deve mai sfuggire che i migranti mettono a rischio la loro vita ed è sbagliato dividerli per categorie perché scappare dalla guerra piuttosto che morire per mancanza di acqua e sapone, almeno per me, è la stessa cosa!
Migranti: perché vengono da noi