Il caso del generale Vannacci, che scrive considerazioni irrispettose verso altri cittadini italiani, fa richiamare il principio che i membri delle Forze Armate dovrebbero attenersi a una posizione di neutralità su questioni divisive di ordine morale e comportamentale del popolo italiano, astenendosi in particolare dal sostenere tesi abbracciate da un fronte ideologico contro l’altro. Sono – segnatamente quest’ultime – le stesse condizioni che dovrebbero valere anche per tanti altri servitori dello Stato, a partire dai Magistrati, ma che sono state spesso disattese (col plauso di parti corporative, politiche e mass-mediatiche interessate) invocando il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero secondo l’art. 21 della Costituzione. La stessa Costituzione richiama tuttavia all’art. 98 che tutti “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” e non al servizio di idee o prassi di parte, e inoltre richiama a magistrati, militari e poliziotti (le categorie che detengono il diritto di usare la forza) la possibilità di “limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici”. Infine vale anche per i militari, poliziotti e magistrati il “dovere di adempiere con disciplina e onore” le funzioni pubbliche ad essi affidate. Valuteranno le gerarchie militari se il generale Vannacci si sia messo al servizio di idee e prassi di parte anziché a quello “esclusivo della Nazione”. A più d’uno pare che abbia debordato.
Nicola Zoller
(Rovereto)