Il Fondo

Flessibilità operativa per la medicina del territorio

foto wikipedia - Di CAPTAIN RAJU - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94146813

Da osservatori neutri nello studio del medico di famiglia notiamo due esempi di pazienti: il primo è un lavoratore autonomo che si riconosce dalla particolare fretta al punto tale che non vorrebbe essere nemmeno in sala d’aspetto, il secondo invece, anche se sofferente, non mostra alcuna fretta; anzi, in ambulatorio si sente particolarmente a proprio agio che, nonostante la presunta patologia scoperta in rete, sfoglia le riviste…cosa che non può fare nel luogo di lavoro in quanto dipendente. I diversi personaggi si manifestano soprattutto dal comportamento di fronte al medico di base. Infatti, l’uomo conosciuto come ‘lavoratore autonomo’ accetta di buon grado la terapia e corre subito alla sua attività assalito dai rimorsi e dalle scadenze, e quando il medico gli prospetta un periodo di riposo rifiuta categoricamente.
Al cospetto del medesimo ‘dottore’, il personaggio meglio conosciuto come lavoratore dipendente, invece, si accascia stancamente sulla sedia e prima ancora di ascoltare il verdetto clinico chiede subito una settimana di malattia, meglio due…non si sa mai! Insomma, il lavoratore dipendente esce dall’ambulatorio con il trofeo tra le mani: il certificato medico…gettando nel primo cestino utile la terapia perché tutto passa, basta aspettare pazientemente la guarigione a casa!
Ultimamente, anche in conseguenza della premessa, la questione del contratto della medicina di base invade tutte le piattaforme e l’argomento è diventato talmente conflittuale da poter vedere contrapposti i camici bianchi ‘armati’ e convinti con lettere, petizioni e proclami, oltre che posizioni sindacali controverse, dove aleggia la domanda: il medico di base deve continuare ad essere convenzionato o dipendente pubblico? Anche se in questo dibattito a nostro avviso c’è un errore di fondo: evitare di confondere il contenitore dal contenuto, cioè l’ambulatorio dal paziente. Un po’ come giurare che quello che si legge sull’etichetta sia corrispondente alla bontà del prodotto.
Una medicina di base convenzionata può essere di ottima qualità anche nel pubblico, pure se necessita capire come e chi la pratica! Personalmente credo sia fondamentale il fattore umano, oltre che professionale, non certo il contratto di lavoro, perché prima ancora dell’accordo dovrebbe esserci l’etica comportamentale: se ho scelto il lavoro di medico lo devo fare con passione, impegno e soprattutto responsabilità morale. La modalità con cui eventualmente verranno pagati i professionisti non c’entra nulla con la professionalità. Ritengo sia per l’etica di tale lavoro che il titolare ‘pubblico’ deve assicurare al dipendente: ferie, malattia, maternità, ecc.. compresi gli aggiornamenti e tutti i criteri operativi per fronteggiare territori diversi e tipologia di assistiti differenti. Insomma, una flessibilità operativa indispensabile per la medicina del territorio. Il SSN è un’unica catena operativa dove ogni anello è indispensabile e se i medici sono nella stessa barca sarà necessario che remino insieme, possibilmente nella stessa direzione e meglio se con la stessa cadenza per arrivare a destinazione. Per tale motivo sarebbe auspicabile un contratto da dipendenti pubblici, proprio per remare tutti nello stesso verso ed ottenere uguali diritti di ogni lavoratore della sanità.
Ma in ogni storia che si rispetti non manca mai qualche parassita che specula sul lavoro eseguito dagli altri. Accidenti, a leggere della ‘categoria’ pare proprio che ci siano più cose in cielo che nella medicina di base.