Arte

Errichetta Festival, l’intercultura in musica

Accostarsi alle arti – in questo caso musicali – in un senso autenticamente interculturale non significa semplicemente mettere a confronto le espressioni artistiche di Paesi diversi. Si tratta di un processo più profondo e complesso: significa cogliere le affinità, gli intrecci, le inaspettate consonanze che legano Paesi geograficamente lontani. Ed è ciò che ha fatto Errichetta Festival, la festa della musica tradizionale e popolare che si è chiusa ieri, lunedì 12 dicembre, dopo cinque intensi giorni di spettacoli tra Roma e Riofreddo (Rm). Organizzato da Errichetta Underground in collaborazione con Officina delle Culture aps, il festival composto da concerti, balli e seminari con al centro il tema dell’incontro e dell’interazione tra musiche di culture diverse. Nell’ultimo appuntamento: alla basilica San Crisogono di Roma si è assistito alla “Partita di Ballu” della Camerata Figarella, un esemble nato in Corsica che si occupa di musica tradizionale corsa e di musica barocca italiana.
In questi giorni di Errichetta Festival tante sono state le occasioni all’insegna dell’intercultura.
Giovedì 7 dicembre al Teatro Italia ha suonato il duo Maluf System, formato dall’italiano Salvatore Morra e dal tunisino Marzouk Mejri; poi è stata la volta del progetto Anutis, spettacolo musicale con la portoghese Juliana Azevedo, la croata Alba Nachinovic e le italiane Caterina De Biaggio e Laura Giavon, che hanno interpretato la “Cantata per Pier Paolo Pasolini” di Giovanna Marini; e poi l’Edoardo Petretti & Visionary Akwaba Ensemble, che si occupa dell’incontro tra tradizione africana, folklore delle Americhe e musica colta europea. Venerdì 8 dicembre, sempre al Teatro Italia, si è esibito il Toranj Special Project, un gruppo composto da due musicisti italiani e due iraniani (a cui si sono aggiunti in questa occasione altri quattro musicisti iraniani) che hanno suonato musica classica persiana e nuove sonorità del Medio Oriente; ha cantato il Coro femminile dell’Accademia nazionale bulgara di Shiroka Laka, guidato dal maestro Gancho Gavazov e poi ha suonato il gruppo Roma-Beirut Connection, nato dall’incontro dell’italiano Federico Pascucci e il libanese Samah Boulmona, dedicato appunto al dialogo musicale tra Roma e Libano. Sabato 9 dicembre al Teatro Italia abbiamo visto i Tenores di Orosei Antoni Milia, formazione vocale sarda specializzata nei canti tradizionali della magnifica città in provincia di Nuoro (che abbiamo ritrovato anche ieri alla chiesa di San Nicola a Riofreddo); poi lo spettacolo “Tra le Zurne e i Daouli. Danza e canzoni da Istanbul e Pireo”, dedicato alla musica tradizionale dell’Asia Minore, con i musicisti Evgenios Voulgaris, Ilias Mantikos, Alexandros Rizopoulos, Fausto Sierakowski; e come gran finale il concerto di Errichetta Underground, organizzatore del festival, con musiche balcaniche, mediorientali e altro ancora. L’interesse di Errichetta Underground per la musica girovaga l’ha portato nel tempo a muoversi in un orizzonte culturale ampio e sfaccettato, spaziando tra le tradizioni di Corsica, Grecia, Turchia, Romania, Macedonia, Portogallo, Olanda, Francia, Germania, Austria e Stati Uniti.
L’Errichetta Festival ha anche promosso tre seminari organizzati in collaborazione con Ismeo, Associazione Internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente: uno il 7 dicembre, con relatrice Hosna Parsa, sugli stili musicali iraniani; un altro l’8 dicembre, con relatore Evgenios Voulgaris, noto musicista greco, che ha parlato del Rebetiko del periodo pre-guerra; l’ultimo, il 10 dicembre, dedicato alle tradizioni musicali levantine, con relatori i libanesi Farah Kaddour e Firas Andari.
Insomma, non semplici occasioni di multiculturalità, di accostamento tra culture lontane. Ma qualcosa di più: il loro continuo scambiarsi, il loro scoprirsi più simili di quanto non pensassero.

 

Giulio Laroni