Ci sono due malattie che stanno affliggendo la politica facendone perdere il valore. Una è il cosiddetto “sondaggismo”. Cioè la rincorsa spasmodica al consenso purché sia. Il cavalcare gli umori del momento, senza interpretarli provando a dargli una soluzione, ma piuttosto esaltandoli e radicalizzandoli per conquistare il consenso elettorale. Situazione che ha determinato la fine dell’etica della responsabilità di weberiana memoria. Con stessi leader capaci di sostenere posizioni diametralmente opposte su un identico argomento nel giro di breve tempo e senza, eventualmente, quell’analisi critica cioè di approfondimento che supporti cambiamenti di linea. Il tutto avallato dalla memoria breve e labile generata dalla superficialità di dibattiti che si svolgono sui social ed in cui l’elemento di coerenza viene vissuto più come un limite. Il secondo male, che trae origine dal precedente, è considerare la necessità di costruire alleanze purché siano “contro” la destra. Immaginando che questo “contro” costituisca di per sé un valore, seguendo sempre il principio della diversità morale. Manca dunque la politica intesa come ricerca del bene comune, come strumento per la realizzazione della vita buona e virtuosa del cittadino, come arte della conquista e della conservazione del potere, come leva per la neutralizzazione dei conflitti tra individui e gruppi, come luogo della contrapposizione regolata di una pluralità di interessi ideali e materiali divergenti, radicati nella società civile. Politica come capacità di creare una visione di Paese! La condivisione di questo quadro deve portare ad una azione energica di quei partiti rimasti dalla involuzione degli anni novanta che rivendicano, a torto o ragione, una continuità con la storia del secolo scorso. La vicenda quotidiana offre spunti significativi per cercare di ridare dignità alla politica attraverso approcci e comportamenti coerenti che sfuggano alla morbosa ricerca del consenso purché sia per offrire invece una visione duratura, di prospettiva e basata su un complesso insieme di valori fondamentali e fondanti. Come in passato anche oggi la politica estera deve rappresentare una cartina di tornasole essenziale per questo complesso di valori. Le vicende di quest’ultimo anno, tra la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, passando per l’atto terroristico di Hamas contro lo Stato di Israele cui quest’ultimo ha reagito superando il limite, fino all’approccio che si ha nei confronti dell’Europa non solo come istituzione ma anche come complesso di valori, ci hanno restituito in modo plastico il senso dello smarrimento della coerenza e della dignità politica. Forze politiche che non hanno radici nella storia, ma sono nate dall’esigenza inascoltata di dare risposte a problemi oggettivi, sono diventate influenti quanto inconcludenti nella vita quotidiana. Hanno cioè avuto la capacità di rincorrere con efficacia ondivaga gli umori della società, senza analoga capacità di trasformarli in proposta di governo credibile ed efficace. Movimento Cinque Stelle e Lega di Salvini ne sono esempio eclatante. Racchiudendo in se, ciascuno, il massimo dell’ incoerenza e l’esaltazione degli aspetti più umorali di una società inquieta anche a ragione. Accanto a queste forze, quelle con un tasso di presunta maggiore aderenza ai valori fondanti del nostro stato liberal-democratico, hanno balbettato conformandosi all’esigenza di far prevalere la contingenza tattica per la conquista del potere (rincorrendo i consensi o le forze politiche che si presumeva ne fossero i naturali custodi) incarnando una presunta diversità morale quale unica chiave per contrapporsi alle forze dello schieramento avversario. E’ il caso del Pd che dalla vocazione maggioritaria si è piegato a cercare la collaborazione, incoerente ed inconcludente, con forze politiche emblema dell’antipolitica finendo per smarrire quei valori di cui pure si riteneva portatore. La vicenda della ratifica del MES, di questo scorcio di dicembre, al di là del folclore nella rappresentazione delle posizioni, ci dice che sussiste ancora un volgare populismo disinteressato al bene comune ma solo orientato al soddisfacimento del caos in cui poter crescere il proprio vantaggio elettorale. Lega, Fratelli d’Italia e Movimento Cinque stelle votando contro la ratifica hanno dato chiara rappresentazione di questo populismo. L’evanescenza di Forza Italia e Sinistra-Verdi che si sono astenuti, ha rappresentato l’inconcludenza politica di chi sacrifica il proprio bagaglio storico ad esigenze di salvaguardia di potere immediato (Forza Italia) e di chi (Sinistra-Verdi) continua ad affondare le radici del proprio impegno in non rinnegati approcci anni settanta, per cui la chiave di lettura e’ sempre l’ideologia antiamericana, anticapitalista senza soluzione di continuità in un mondo che dagli anni settanta è cambiato profondamente e con esso gli equilibri geopolitici e le ragioni che oggi li regolano. Non è un caso dunque se sulla stessa linea si sono ritrovati PD, Italia Viva, Azione, + Europa e, fuori dal Parlamento, il PSI. Pur tra mille contraddizioni, il Pd ufficialmente come sulla guerra all’Ucraina, ha tenuto il punto. Con maggiore coerenza il contesto riformista, attraversato da scoraggianti quanto improduttivi personalismi, ha confermato la propria visione. La politica estera protagonista della quotidianità, ma anche elemento dirimente per il prossimo confronto elettorale del giugno 2024, non può e non deve essere relegato ad un contesto secondario rispetto alla necessità di ridare dignità alla politica. Le vicende geopolitiche ed i suoi risvolti determineranno negli anni a venire la vita di molti cittadini. Come presentarsi alla competizione elettorale e’ dunque dirimente anche per costruire una visione di prospettiva per il nostro Paese. Da socialista, iscritto al PSI fin da giovane, mi pongo questa riflessione: come essere coerente con il complesso di valori di cui sono immodestamente portatore, in questo scenario politico, consapevole della scarsa forza che oggi il PSI rappresenta? Quale offerta politica proporre all’elettorato? In quale contesto lavorare per offrire una visione? Il PSI non è da tempo intriso di ideologia. Su questo già nel secolo scorso ha fatto i conti con la storia. La sua evoluzione riformista è impressa nel DNA. Una regressione massimalista ne snaturerebbe l’essenza e rappresenterebbe la contraddizione della propria storia moderna. Questo è ciò che accadrebbe immaginando una collaborazione elettorale con gli eredi del massimalismo ideológico anni settanta: Sinistra-Verdi. Quindi delineando il campo dove non è possibile trovare soddisfazione ai nostri valori, ne risulta chiaro che Lega, Fratelli d’Italia e M5S sono ambiti antitetici. Se nei livelli amministrativi locali, per le loro specificità ed unicità, è anche possibile trovare momenti di convergenza programmatica col M5S, come peraltro con Sinistra-Verdi, non è da questi che può nascere un incontro riformista sui temi che costituiscono il cappello culturale e la premessa per una visione di prospettiva per il Paese. La politica estera divide, troppo populismo e troppa esigenza di rincorrere gli umori non possono costituire il piano valoriale con cui la storia socialista può misurarsi. Sinistra-Verdi sulla politica estera ha molti punti in comune col M5S che non con l’area riformista! Rimangono due opzioni. Il Pd, il cui atteggiamento con la storia socialista risente fin troppo delle vicende del secolo scorso e contempla i socialisti solo come cooptabili singolarmente ma senza la dignità della loro storia. Le politiche del 2022 testimoniano ciò in modo plastico se è vero come è vero che hanno avuto dignità soggetti singoli, consorti o coniugi, ma non i portatori di una storia secolare. Finendo per mortificarli in modo indegno. L’area riformista, Azione, Italia Viva e +Europa, si presenta come un contesto potabile per i valori socialisti proposti nella modernità. Ed è indubbio che questo possa essere e dovrebbe essere il campo congeniale ad un partito come quello socialista, che il riformismo come pratica di governo lo incarna da sempre. Quest’area oggi è però attraversata da molti personalismi che non le consentono di prendere slancio. Risolvere questi inutili conflitti sarebbe un buon viatico per il Paese. Ma la risoluzione non dipende dal PSI, sebbene possa svolgervi un ruolo sostanziale. C’è necessità dunque che il PSI si adoperi e si spenda per far acquisire all’area riformista consapevolezza delle proprie potenzialità nell’interesse comune. Partendo proprio dal senso della propria proposta nel quadro di riferimento geopolitico attuale. Il rischio è che in Europa prevalgano gli egoismi e le visioni di “corto muso” dei populisti e dei sovranisti di destra e di sinistra che, con la possibile vittoria di Trump negli USA, porterebbero democrazia e libertà ad un cortocircuito esiziale.
Aldo Repeti
Direzione Nazionale