Il Fondo

Il mondo è nel caos e noi stiamo a guardare

Al micidiale cocktail già in atto da tempo oggi si aggiungono anche le problematiche delle basi Houthi dello Yemen che, non contenti di aver alzato il tiro contro navi commerciali che nulla avevano a che fare con Israele, hanno pensato bene di intimorire il mondo intero bloccando, di fatto, con i loro interventi il Mar Rosso e, sostanzialmente, il commercio mondiale proveniente dall’Asia e là diretto col rischio di trasformare il Mar mediterraneo in un lago salato.

L’effetto primario è stato l’enorme aumento dei prezzi dei noli marittimi oltre a quelli sul petrolio e tutte le materie prime. Già a fine 2023 la compagnia ginevrina Msc, la tedesca Hapag Lloyd, la danese Maersk, la francese Cma Cgm, la taiwanese Evergreen e la giapponese One avevano deciso di circumnavigare l’Africa passando al largo del Capo di Buona Speranza. In attesa di prendere la medesima decisione c’era la cinese Cosco dopo l’attacco alla portacontainer Msc Palatium III da parte degli Houthi.

Alzando lo sguardo sul resto del mondo abbiamo che gli Stati Uniti hanno finito i fondi per la guerra in Ucraina. Ieri, 11 gennaio 2024, la Cina ha invitato in modo molto duro la popolazione di Taiwan a fare “la scelta giusta” nelle elezioni presidenziali di domani, marchiando il candidato favorito come “un serio pericolo” a causa delle sue, udite un po’, posizioni indipendentiste. Il programma di Lai Ching-te, il favorito a cui fa riferimento l’intromissione di Pechino, ha in programma di rafforzare le attività separatiste dalla Cina.

Nel frattempo, sempre ieri, il tribunale internazionale ha aperto il procedimento contro lo Stato di Israele dove è iniziato il processo per genocidio alla Corte internazionale dell’Aia che, ovviamente, non favorisce l’azione intrapresa dal Dipartimento di Stato che, da giorni, con Blinken fa il giro di tutto il medio Oriente per cercare di sbrogliare la matassa che, non va dimenticato, parte tutta dallo sterminio messo in atto da Hamas lo scorso 7 ottobre.

I guerriglieri yemeniti Houthi sono sciiti che in un Paese a stragrande maggioranza sunnita hanno preso in mano, con le armi iraniane, il controllo dell’intera nazione da tempo e, come sempre, le cancellerie occidentali hanno tollerato nella speranza che si autocontrollassero.

Tutta questa esplosione di conflitti seri e rischiosi comporta il cambio di rotta che le compagnie rafforzeranno con il conseguente rialzo dei prezzi di tutte le merci e il problema dell’inflazione appena mitigata nelle ultime settimane riprenderà il sopravvento. Oltre all’aumento dei costi ci sarà il conseguente aumento del tempo di navigazione calcolabile in almeno una decina di giorni in più.

La corsa ai beni rifugio lo dimostra con l’apertura questa mattina del prezzo dell’oro a € 59.75 al grammo con un +0.49% rispetto a ieri e quello del petrolio e del gas.

Durante la notte scorsa il premier britannico Rishi Sunak ha autorizzato raid aerei contro i ribelli Houthi nel Mar Rosso dove i jet della Royal Air Force (Raf) si sono uniti ai caccia degli Stati Uniti decollati dalla portaerei Eisenhower ed entrare in azione contro le milizie sostenute dall’Iran che minacciano il trasporto marittimo al largo dello Yemen. Nello specifico gli Stati Uniti, con l’appoggio di alcuni alleati fra cui l’Olanda, hanno attaccato alcuni obiettivi strategici in risposta alle azioni del gruppo armato nel Mar Rosso: fra questi una base aerea vicino a Sana’a, gli aeroporti di Taez, Hodeida e Abs e un campo militare vicino a Saada. Gli Houthi, con un loro comunicato, hanno dichiarato che: “Non c’è alcuna giustificazione per questa aggressione, non c’era alcuna minaccia alla navigazione internazionale“. Alle 16 (ora di Roma) è prevista una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che sicuramente, come al solito, si impantanerà e, sullo sfondo, c’è la guerra Biden vs Trump. Nel frattempo qui in Italia discutiamo fino allo spasimo delle prossime regionali sia nel campo governativo che in quello delle opposizioni.