Nel 2023 gli accessi ai Pronto Soccorso sono stati circa 20 milioni con un incremento di 1.500.000 rispetto all’anno precedente, cioè in piena pandemia. Esclusi i codici rossi la permanenza media di attesa per essere visitati è stata più o meno di quattro ore. Un inizio di articolo puramente numerico per comprendere il nostro ragionamento che vuole valutare i periodi di percorrenza per raggiungere le Emergenze Urgenze…dove se arrivi in tempo ti salvi la vita! Ebbene, anche se non in egual misura in tutto il Bel Paese, per raggiungere un qualsiasi Pronto Soccorso mediamente occorrono 30 minuti. Questo vuole dire che in molti casi ci vogliono perfino ore, come ad esempio nelle incantevoli località isolate da cui le persone sono costrette a fuggire per mancanza di servizi sanitari. Tornando al punto abbiamo identificato il punto debole dei nostri Reparti di Emergenza-Urgenza: i tempi di attesa. Infatti per essere curati dopo un incidente oltre al viaggio dobbiamo considerare di attendere circa altre 3 ore per un codice bianco e, chissà perché, un’ora e mezza in più per un codice verde e addirittura per un codice giallo il doppio: dalle 8 alle 9 ore! È da qui che dobbiamo partire se vogliamo valutare il potenziamento dell’Assistenza Territoriale per una migliore presa in carico dei pazienti. Pensate, un accesso su quattro, circa 5 milioni, è improprio e addirittura quasi 4 milioni di persone non raggiungono i Pronto Soccorso entro mezz’ora. Per alcune patologie sono tempi impossibili per uscirne vivi! In questo contesto i più penalizzati sono i residenti nelle aree delle valli come la Val d’Aosta, oltre alla Basilicata, al Trentino Alto Adige, alla Calabria e alla Sardegna, tanto per citarne alcune. Pensiamo sia anche per questo motivo che alcuni finanziamenti del Pnrr siano stati destinati alle Case di Comunità; finanziamenti decisamente più numerosi dove non servirebbero, come in Emilia Romagna e in Lombardia. Insomma, questi sono i dati principali presentati da Agenans nel recente evento ‘Accessi in Pronto Soccorso e implementazione per una migliore presa in carico dei pazienti’. Certo, rispetto al secolo scorso, in ambito di emergenza medica, noi pazienti viaggiamo in prima classe, ma questo non vuol dire che alcune cose del passato siano obsolete: mi riferisco a quelle piccole strutture ospedaliere che hanno fatto tanto per i nostri padri e nonni oggi abbandonate con l’idea di dare un servizio migliore ad un costo inferiore…questa è la verità! Aver accentrato tutto o quasi nelle Aziende Sanitarie Uniche forse sarà stato un affare per le casse regionali, ma in molti casi non certo per le persone anziane che trovavano più conforto nella media struttura sanitaria vicino casa…piuttosto che isolati nei mega policlinici tutti numerati come alla Cayenne. La malattia nella maggior parte delle persone è soprattutto un fatto umano e di umano oggi c’è ben poco, a partire dalle Regioni citate all’inizio che avrebbero più bisogno di un bravo medico di famiglia piuttosto che di una Casa di Comunità, che somiglia molto ad un luogo impersonale dove nessuno ti sorride. Qualcuno però dice che ti salvano la pelle…ma va! Forse distribuiscono stipendi ai nostri nipoti e questo va bene, ma non ci dicano che sono migliori di quei bravi medici di base che ti guarivano solo con la loro presenza. Oggi se non fosse per la diagnostica e per i farmaci camperemmo decisamente meno; naturalmente la colpa non è tutta dei camici bianchi e dei gettonisti che arrivano da altri Paesi. Le responsabilità sono delle cooperative sanitarie e soprattutto della Classe Dirigente che le ha promosse ‘salvatrici della sanità ospedaliera italiana’! Accidenti, ripartiamo dai bravi medici di campagna e facciamo sbrigare tutte le pratiche burocratiche ai gettonisti.
Ripartiamo dai bravi medici di campagna