La natura rivoluzionaria dei francesi, i quali ancora una volta hanno avuto il coraggio di imprimere al mondo un cambio di rotta, questa volta alle Olimpiadi è stata in grado di abbattere le barriere dell’ipocrisia spalancando le porte al cambiamento. La narrazione inaugurale di questi avvenimenti ci ha fatto riflettere sull’opportunità “unica” per far conoscere al mondo il proprio paese. Tutto questo lascia pensare che fra quattro anni a Los Angeles sul palcoscenico assisteremo alla narrazione di Hollywood. Quanto avvenuto, inevitabilmente, ha prestato il fianco alla “Santa Inquisizione”, sempre intollerante alle novità che etichetta come diavolerie, e i francesi più di altri ne hanno pagato il prezzo. Insomma il vero successo di queste Olimpiadi è l’apprezzamento planetario delle diversità di genere: Parigi ancora una volta ha acceso la miccia del rinnovamento. Come in tutte le grandi avventure però gli innovatori pagano il prezzo dell’ordinarietà e presi dalle loro visioni perdono di vista le esigenze dei “seguaci” che per alimentare il tifo hanno bisogno di vivere il quotidiano, altrettanto importante e per certi aspetti ancora più importante di quelle innovazioni che ci hanno guidato verso la libertà. Insomma le guerre non si vincono con gli eroi, ma con i soldati che fanno loro da scudo, e quei soldati hanno bisogno di un letto per dormire, un pasto decente, ecc.. Non sfugge che non ci sarebbero campioni se alle gare partecipassero solo i vincitori di medaglie. Le Olimpiadi di Parigi non fanno differenza rispetto alle precedenti edizioni, ed ecco che dietro al palcoscenico si ammucchiano verità ed esagerazioni di uomini e donne pronti ad alzare il tappeto e denunciare il disagio degli atleti. Atleti che non riescono a dormire perché nel Villaggio olimpico non c’è o non funziona l’aria condizionata, lasciando ingigantire i rumori della notte i quali, complice il caldo, non li fanno riposare a scapito delle prestazioni agonistiche. Le lamentele sull’alimentazione e sui servizi sono endemiche e, diciamolo, anche un ottimo alibi per tutti coloro che hanno sì partecipato onorando De Coubertin, ma irritati per aver perso la gara voltando la foto appesa al muro del vecchio Pierre! Trionfo e polvere sono sempre stati gli ingredienti dei Giochi e se questa volta i francesi hanno avuto l’ardire di presentare una scenografia di verità critichiamoli, ma lasciamo l’arazzo così com’è perché sotto di esso troveremmo storie che sarebbe bene non ascoltare. Olimpiadi di Parigi, non alziamo il tappeto e godiamo della parte nobile dei Giochi in quanto, ad esempio, non è così abituale assistere agli incontri di scherma al Grand Palais!
Olimpiadi di Parigi…non alziamo il tappeto!