Il Fondo

Ingiustizie e fine vita

OTTAVIANO DEL TURCO

Quando la fine della vita ti lascia solo in uno stato semi-vegetativo privandoti delle tue facoltà mentali e materiali si può affermare che essa non è più Vita nel senso pieno e completo del termine ma è pura biologica sopravvivenza.
In Italia in questa condizione, secondo ultime stime, sono probabilmente più di 1 milione e dove non arriva un’assistenza esterna essi sono lasciati alla cura dei propri cari, creando così un doppio calvario per il paziente e i propri cari coinvolti anch’essi in un vortice di sofferenza morale e spesso anche materiale.
Nella tragedia di Ottaviano, politica e giudiziaria, si è fatta largo anche questa riflessione sulla condizione umana, e ad un pensiero generale sulla nostra vulnerabilità di esseri umani e quanto sia miope sottovalutare la nostra fragilità di esseri umani, in quanto “corpi e menti esposti alla sorte dell’inaspettato” per dirla con il filosofo.
Ciò che non era affatto inaspettato é l’atteggiamento silente ai confini della codardia di coloro che dovevano a Del Turco un ringraziamento per ciò che aveva fatto in vita durante la sua parabola sindacale e politica.
Una regola é stata vistosamente violata, Ottaviano non ha meritato, lui ex Ministro della Repubblica, alcun funerale di Stato, alcuna corona del Governo e menchemeno delle due Camere parlamentari in cui ha seduto.
E se, purtroppo, il Partito Socialista che ha guidato non ha più una sede prestigiosa per poter ospitare una Camera Ardente, al contrario la Confederazione Generale del Lavoro poteva e doveva aprire la sua sede, quella assaltata dai fascisti due anni fa nella quale Egli ha lavorato diversi lustri rappresentandone il vertice.
Del PD si è già detto e scritto e non mi ripeterò. Fu un errore di ingenuità quelli commesso da Ottaviano che vi aderí alla sua nascita proprio mentre i Socialisti avevano concluso con slancio unitario una diaspora e divisione politica durata più dieci anni. Egli era un Fondatore. Evidentemente immeritevole di un riconoscimento politico formale.
Ottaviano del Turco amava la compagnia e l’arte ed a Collelongo negli ultimi anni si adoperò per aprire piú che una sede del PD un vero e proprio Museo artistico.
Si direbbe che la sua sensibilità, o lungimiranza, lo portava a prediligere oltre alle care memorie socialiste (conservava una lettera originale di Filippo Turati molto bella) la pittura e l’arte di Ventrone più che la politica di Veltroni. E così fece.
Le ultime volte che lo incontrai prima del buio dell’assenza mi ricordava che conservava delle foto che lui fece (in occasione di una visita a Collelongo)a mia figlia Vittoria che diceva gli ricordava tanto il nonno.
Non c’è stato più tempo per vederle, non c’è stato più modo di parlare.
Ma noi, come potremo, parleremo di lui e della ingiustizia che ha subito negli ultimi anni della sua vita.