Scrivo questo pezzo dopo aver ascoltato la cronaca RAI della partita di palla a volo giocata e vinta dall’Italia contro la Francia il 30 agosto. Della sfida ho capito poco perché il collega, forse impressionato dalle note che leggeva sulle rispettive disabilità dei campioni, ripetute quasi all’infinito, era decisamente meno presente su quelle atletico-agonistiche dei giocatori. Insomma, il giornalista quasi con ostinazione raccontava a quanti interventi era stato sottoposto il giocatore tizio, o il giocatore caio, da ridurlo a competere in quello stato… Nell’ascoltare, mi sono fatto l’idea che, anche se inconsciamente, si volesse precisare che le Paralimpiadi sono un’altra cosa rispetto alle Olimpiadi. La responsabilità è di quel genere di classe dirigente, sempre la stessa, che alle prime ParaOlimpiadi che si tennero a Roma nel 1960 all’Acqua Cetosa, cedettero quasi subito la “O” permettendo che i Giochi dei disabili venissero “derubricati” a Paralimpiadi per dissociare i due avvenimenti. Interessi? forse…e chi lo sa! Eppure se i campioni venissero davvero premiati per il loro impegno sportivo, la tenacia, senza dimenticare il coraggio, gli atleti paralimpici dovrebbero meritare il tripudio del mondo intero…altro che le medaglie più piccole dei colleghi più blasonati! Povero De Coubertin, lui era un sognatore in buona fede e naturalmente non si aspettava che i campioni venissero portati al trionfo della cronaca dagli Sponsor. Ora, l’accurata descrizione degli interventi subiti dai campioni, una due, tre, quattro volte, è come svilire il loro agonismo. Non parliamo poi delle premiazioni dove in alcune discipline le bandiere dei rispettivi Paesi sono appese ad un sottile paletto di plastica…molto più dignitose le feste di campagna! Insomma, un avvenimento nettamente inferiore alle aspettative, in quanto la costante di separare gli atleti veri “i paralimpici” dalle star delle Olimpiadi è più che evidente. Amareggiato? Molto! Lo scontro di interessi economici è palese, così come è palese l’ipocrisia di voler tenere defilati i disabili a cui l’unica cosa che è stata loro riconosciuta è il salto di qualità nel linguaggio: fino a ieri “portatori di handicap”, oggi, Disabili. Certo non me la prendo con il bravo giornalista, semmai con lo scrupoloso burocrate che gli sottolinea in rosso le disavventure fisiche dei partecipanti. Perché infierire su coloro che hanno subito un torto dalla vita?! Si raccontino le gare, accidenti, e soprattutto si diano le informazioni digitali sullo schermo come per i colleghi dei Giochi di serie “A”…piuttosto che a voce dove non si capisce nulla! L’ostinazione ad appellarli ogni tre per due disabili, con dovizia di particolari sulle loro “sfortune”, è inopportuna in quanto sappiamo che i giochi paralleli a quelli Olimpici nascono da un’idea del neurologo Ludwig Guttmann che pensò ad introdurre lo sport nella riabilitazione dei soldati resi paraplegici dalla guerra.
Le Paralimpiadi sono per i disabili…lo sappiamo!