Il secondo conflitto mondiale ha insegnato ai Paesi ricchi una lezione fondamentale: mai più guerre a casa propria. Consapevoli però che, per mantenere il loro benessere, avrebbero dovuto testare le armi prodotte altrove, fuori dai confini nazionali. Da sempre è noto che la ricchezza si accumula solo se viene sottratta a qualcun altro. E per farlo, la sola persuasione non basta: servono i cannoni. Non come minaccia, ma come strumenti di conquista. In questi lunghi mesi abbiamo capito, forse più che in passato, le modalità con le quali le due maggiori potenze nucleari – o meglio, le più grandi tra le nove che possiedono la bomba atomica – abbiano duellato, almeno da anni, sui territori altrui. Ad esempio, americani e russi non si sono mai scontrati in Pakistan, che ha l’arma nucleare nel proprio arsenale, ma nel vicino Afghanistan. È lì che, si racconta, pare abbiano trovato il terreno ideale per dimostrare chi fosse più abile a commettere errori, lasciando il paese in condizioni decisamente peggiori rispetto a come lo avevano trovato. Analogamente, non hanno mai scelto di scontrarsi nella ricca Arabia Saudita, preferendo quasi sempre il “campetto” della Palestina. E ancora: non hanno mai ingaggiato scontri diretti in Turchia o in Iran, nonostante gli ultimi lanci di missili “giocattolo” da parte dell’Iran su Israele. Sembra inoltre che le superpotenze stiano lasciando anche l’Ucraina, forse perché oggettivamente è finito lo spazio fisico dove sganciare bombe, considerata la quantità già caduta. Uno dei tanti motivi per cui hanno rivolto lo sguardo verso la terra delle Crociate, che, va ricordato, non ha mai negato ospitalità ai lottatori pronti a misurarsi nell’arena più conosciuta. Si dice spesso che l’odio religioso sia il carburante di ogni conflitto armato, anche se i profani credono che le guerre siano dichiarate con l’obiettivo di sfilare il “portafoglio” all’avversario. Non a caso, in molti muoiono nella conquista della cassaforte nemica: che sia piena d’oro, pietre preziose o, meglio ancora, di risorse naturali. Tornando all’Ucraina, dopo aver scaricato sul terreno una quantità inimmaginabile di materiale bellico, i Paesi ricchi ora si stanno organizzando per decontaminare il territorio dagli ordigni inesplosi. L’obiettivo finale? Ricostruire tutto e trasformare quelle terre in luoghi più belli dei giardini reali. Certo, ci vorranno anni e ingenti somme di denaro, ma i Paesi “ladri di anime” sembrano pronti a fare il grande gesto della ricostruzione. Nel frattempo per non perdere la mano le nazioni ricche, che adorano combattere a casa d’altri, continuano a sfidarsi nelle povere terre della Palestina, dove le bombe ormai cadono sulle stesse buche create da quelle precedenti. Il terreno è talmente martoriato che perfino le mine finiscono per sovrapporsi l’una sull’altra. Ovviamente, questo mio scritto è un pezzo di fantasia. Quello che ho descritto è solo una narrazione immaginaria di guerre ipocrite, in quanto insieme a tanti altri sono fermamente convinto che la pace si ottiene con una stretta di mano e non con un calcio sferrato nel sedere…figuriamoci con le armi!
Le guerre sono sempre un’ipocrisia