Dopo anni di minacce, guerre e scontri con Hezbollah in Libano, che hanno devastato Beirut, trattative fallimentari accompagnate da tempeste di parole, e l’uccisione del leader di Hamas, arriva un piccolo drone diretto verso la casa del povero Benjamin. Fortunatamente, quella notte lui dormiva altrove. “Assassini!”, grida la vittima, “volevano uccidermi”. Ma davvero?! Queste sono le meraviglie di chi, da quando è al potere in Israele per conto degli americani, funge da custode del Medio Oriente, difendendo gli interessi petroliferi dagli attacchi all’egemonia statunitense nella regione. Un lavoro che Netanyahu sembra svolgere serenamente, senza curarsi delle decine di migliaia di morti causati in Palestina, soprattutto a Gaza, rasa al suolo così tante volte che è difficile trovare un edificio ancora in piedi. Non parliamo poi della spietatezza con cui ha fatto strage di neonati, bambini, adolescenti e minorenni di ogni età. Eccolo apparire davanti agli schermi televisivi, minacciando chi è già morto, poiché non rimane più nessuno da uccidere, e chiedendo la restituzione dei circa cento cittadini israeliani rapiti il 7 ottobre 2023 durante un attacco bestiale contro il pacifico popolo ebraico. Per un anno, i notiziari sono stati dominati dal pensiero unico di Benjamin Netanyahu, tanto che il mondo si è chiesto, parafrasando una vecchia trasmissione di Arbore, cosa stesse pensando Fritz. Personalmente, non lo so. Ma ha ancora senso impiegare tante risorse per difendere territori che, con l’avvento dell’energia elettrica, dell’idrogeno e di un nucleare sempre più sicuro, in prospettiva non valgono più nulla? Troppo semplicistico? Forse. Ma la parte più complessa è smantellare quell’economia parallela che permette a decine di migliaia di persone di alternarsi in un interessante centro di potere composto da Nazioni Unite, Croce Rossa Internazionale e altri organismi, senza contare il commercio di armi, vendute come caramelle in un Luna Park. Netanyahu deve rendersi conto di essere parte integrante di questo circolo vizioso della tensione, senza il quale nessuno comprerebbe lo zucchero filato per assistere allo spettacolo. Non si sorprenda, dunque, se l’Occidente, ipocritamente, favorisce la sua uscita di scena con un colpo di teatro, per dare vita a un nuovo inizio. Senza la sua dipartita, infatti, ciò non sarebbe possibile. E questo Benjamin lo sa bene, anche se forse lo ha dimenticato. Si accontenti di uscire di scena come eroe nazionale israeliano, con tanto di onori e funerali di Stato. Un successo inatteso, considerando che, se non fosse scoppiata la guerra, sarebbe stato probabilmente processato come un comune criminale. Senza Hamas e senza Netanyahu, Biden si vedrebbe protagonista della chiusura della sua carriera come paladino di una nuova era di pace in Medio Oriente. Non sarebbe poco neanche per lui. Quindi, l’Iran ha davvero mandato un drone contro il Primo Ministro israeliano? Netanyahu dovrebbe forse chiedersi se sia stato davvero l’Iran…o la CIA!
L’Iran voleva uccidere Netanyahu, ma davvero?!