Il recente caso di inviare immigrati in Albania non deve essere criticato solo per questioni legate alla definizione di “paesi sicuri”, ai diritti umani o ai costi dell’operazione, ma soprattutto per il principio errato di “deportare” chi non ha commesso alcun reato. Oggi la clandestinità praticamente non esiste più. Le persone che necessitano di accoglienza, perché fuggono da guerre, torture e fame – spesso più eufemisticamente definiti “migranti economici” – ormai arrivano a bordo delle navi delle organizzazioni umanitarie. Come può il nostro ministro dei trasporti permettersi di usare un linguaggio così irrispettoso nei confronti di donne, uomini e bambini che hanno subito traumi in luoghi che sembrano l’inferno?
Ecco il punto: il principio. Immaginate cosa accadrebbe negli altri 27 Stati membri dell’Unione Europea se l’eccezione approvata dal nostro governo venisse tollerata! La Francia potrebbe sentirsi autorizzata a deportare i migranti irregolari nelle ex colonie, e così via. Allargando lo sguardo oltre i confini dell’Unione, potremmo immaginare paesi come la Russia, che invierebbe i migranti in Siberia, o l’Inghilterra, che li spedirebbe alle Isole Falkland, poco distanti da Capo Horn. Davvero tutto questo vi sembra umano? Dobbiamo mantenere la calma e riflettere. In via puramente teorica, gli stranieri senza permesso che arrivano in Italia potrebbero essere mandati a 80 chilometri dal nostro territorio, ma ciò violerebbe il principio di accoglienza e costituirebbe un cattivo esempio per quelle nazioni che, in futuro, potrebbero approfittarne in malafede. Siamo certi che il nostro governo sia in buona fede. Certo, c’è un po’ di malizia politica, ma se fosse tutto qui, in fondo, che male ci sarebbe? Non è la prima volta che il Primo Ministro Meloni affronta in maniera avventurosa il tema dell’immigrazione. Prima di vincere le elezioni, aveva proposto di bloccare le partenze con un blocco navale, una misura che sapeva bene essere inattuabile secondo gli accordi internazionali: non posso fermarmi davanti a casa tua e impedirne il passaggio, poiché ciò sarebbe considerato un atto ostile. In questo ragionamento, evito di soffermarmi sui costi economici, che non sono rilevanti. Non sono quelli il problema, e sarà compito dell’attuale governo renderne conto alle prossime elezioni. Qui sono in gioco, invece, i principi illiberali con cui si vuole arbitrariamente deportare le persone in pieno terzo millennio, dimenticando che le logiche ottocentesche sono ormai superate da tempo. Sono preoccupato? Molto. Non possiamo mandare i migranti in Albania: è contrario all’etica dell’accoglienza. Cambiamo strategia per la prossima campagna elettorale, puntiamo su altre questioni e lasciamo in pace le persone già colpite dalla miseria.