Il Fondo

Alluvione a Valencia: ma dov’è l’Europa?

Di Manuel Pérez García and Estefania Monerri Mínguez. - Generously given by its authors, citizens of the town of Catarroja., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=154774727

Condizioni climatiche estreme, allarmi tardivi, autorità colte di sorpresa, aiuti lenti e insufficienti, il buco dell’ozono e così via; potremmo elencare numerose concause e finire per imprecare contro la dea della sfortuna. Ma a cosa servirebbe? Anche le migliori intenzioni per prevenire disgrazie come questa spesso si dissolvono nel tempo: passato il momento, tutti vogliono dimenticare, inclusi i politici, che ovunque sembrano trascurare l’ordinaria manutenzione dei greti dei fiumi. Una cura che, in molti casi, potrebbe evitare eventi disastrosi. L’alluvione che ha travolto la città di Valencia, colpita dal maltempo estremo di un Dana – una depressione isolata ad alta quota che ha generato violenti temporali e scaricato oltre 500 mm di pioggia in poche ore – è figlia dei cambiamenti climatici. Ma capisco che pulire i corsi d’acqua dai detriti, permettendo ai fiumi di scorrere in sicurezza fino al mare, non faccia notizia. Quindi, tutti colpevoli? Assolutamente no. Se un politico si impegna per mantenere puliti i letti dei fiumi, nessuno se ne accorge; ma se quel politico riesce a trovare risorse per la ricostruzione dopo una catastrofe, allora si mette in moto la “macchina del benessere” e si sostiene quell’economia parallela che fiorisce, ad esempio, dopo un terremoto. Ricordate le parole della classe dirigente di allora, che, dopo le scosse telluriche in Abruzzo, affermava con soddisfazione: “Adesso arriveranno un sacco di quattrini!”? Scusate per l’elenco di banalità, ma ciò che non è banale è accendere i riflettori sulla povertà d’iniziativa dell’Unione Europea, sempre pronta a sostenere la democrazia dei Paesi confinanti finanziando armamenti e la NATO, ma ancora sprovvista di un’unità di soccorso continentale capace di intervenire tempestivamente e con efficacia nei Paesi dell’Unione colpiti da catastrofi come quella che nelle ultime ore ha travolto la Spagna. L’Europa spera forse che, ancora una volta, siano gli americani ad attraversare l’oceano per farsi carico anche delle nostre disgrazie naturali? Ci piacerebbe vedere la Commissione Europea riunirsi d’urgenza per legiferare in tal senso, così che alla prossima catastrofe non ci si debba limitare a pensare: “Vorrei fare tanto, ma il regolamento non lo permette e, oltretutto, non siamo ancora organizzati per affrontare eventi di questo tipo. Capiamo tutto, per carità; noi europei siamo abituati a osservare i fasti della burocrazia europea, che finora ha fatto poco più che sostituire le corti imperiali di un tempo. Ma almeno “quelle corti” avrebbero mandato i soldati. Mi chiedo: noi, oggi, non possiamo forse inviare un contingente militare della NATO e tutte le attrezzature necessarie a Valencia? Un gesto di buona volontà, di umiltà, di umanità verso un Paese figlio dell’Europa; un gesto di assunzione di responsabilità che potrebbe anche costare la poltrona alla stessa Presidente, ma che verrebbe ricordato come un punto di svolta, da cui nascerebbe certamente una legge specifica per affrontare situazioni come l’alluvione che ha portato morte e disperazione a Valencia.

Domande e riflessioni che ci spingono a chiederci dove sia l’Europa in questi drammatici momenti.