La demonizzazione del rivale politico allontana la democrazia; in Occidente, sembra che l’odio, con passi da gigante, si stia infiltrando in ogni confronto elettorale. Il clima che si respira in America non lascia presagire nulla di buono; d’altronde, se Atene piange, Sparta non ride: questa frase ben descrive la situazione nel Vecchio Continente. Basti pensare all’accoglienza riservata a Re Filippo di Spagna durante la visita agli alluvionati di Valencia. Contestare i politici per il tradimento delle aspettative degli elettori è comprensibile, anzi, in certi casi persino giustificato, purché la protesta si mantenga entro limiti di forma e sostanza: persino un pomodoro marcio lanciato contro di loro potrebbe essere considerato un simbolico, e forse legittimo, sfogo popolare. Di fronte a un senso di tradimento, a chi dovrebbero rivolgersi i cittadini? La frase “piove, governo ladro” risuona da decenni nelle piazze senza che nessuno se ne scandalizzi. Dopotutto, l’insulto fa parte della “corazza” dei politici, abituati a lasciar scorrere le parole dei cittadini senza che queste catturino realmente la loro attenzione, anche in piena campagna elettorale. Eppure, quegli insulti rappresentano appelli accorati da parte di chi li fa accomodare nelle raffinate poltrone di velluto color porpora. Ma loro sono ormai avvezzi a tutto questo. Tornando a Valencia, le proteste contro Sánchez non stupiscono più di tanto; ben diverso è stato, invece, il lancio di fango contro il re: un atto di irriverenza che segnala un cambiamento di clima sociale del tutto inatteso. Quando i re erano davvero tali, semmai venivano uccisi, come accadde a Sarajevo. Lo smacco riservato a Re Filippo durante la sua breve visita a Valencia ci rivela in maniera inequivocabile un clima sociale mutato; ignorare questo segnale sarebbe un errore grave. Eppure, non sembra esserci grande attenzione su questo tema da parte della classe dirigente, né in Europa né oltre l’Atlantico, dove Kamala e Trump, imperterriti, continueranno probabilmente a insultarsi anche dopo lo spoglio elettorale, che non darà un risultato definitivo per parecchi giorni. Il popolo americano, che gode della più grande democrazia al mondo, ha una responsabilità immensa: quella di far vincere uno dei due candidati alla Casa Bianca, Harris o Trump, con un margine netto e incontestabile. In caso contrario, potrebbe essere ritenuto corresponsabile dell’innesco di una pericolosa retromarcia per una democrazia che, per secoli, è stata un esempio di libertà per il mondo intero.
Democrazie in bilico: fango sul re e voto USA