Il Fondo

A chi fanno comodo i signori della guerra?

By Kremlin.ru, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=137506879

Kim Jong-un, ad esempio, sembra essere utile a Putin, che vorrebbe coinvolgerlo nella difesa e nella riconquista delle terre di Kursk, oggi sotto attacco delle forze armate ucraine. Il despota nordcoreano non vede l’ora di dimostrare al mondo la forza e le capacità del suo esercito sul campo di battaglia. Pare che i russi vogliano perfezionare accordi con Paesi disposti a sacrificare i propri soldati in cambio di forniture strategiche, come gas e petrolio. Questa dinamica ricorda l’approccio del ricco Occidente, che ha delegato i lavori più umili ai cittadini delle nazioni più povere. Negli anni Cinquanta, ad esempio, noi italiani andavamo a lavorare nelle miniere di carbone di Marcinelle. Poi, diventati più benestanti, abbiamo affidato i compiti più ingrati a lavoratori stranieri, come le badanti arrivate dall’Europa dell’Est.

Oggi, con l’abolizione della leva obbligatoria, gli eserciti sono composti da persone che, volontariamente e dietro compenso, scelgono di indossare la divisa come lavoro. Insomma, in un mondo in cui tutto è contrattabile e commerciabile, sembra naturale l’evoluzione verso accordi con Paesi disposti a combattere guerre per conto di altre nazioni. Un tempo, le persone facoltose si distinguevano per le grandi opere lasciate ai posteri; oggi, la massima espressione del potere economico si esprime affittando eserciti stranieri per combattere al proprio posto. È una sorta di evoluzione delle alleanze, che un tempo richiedevano la condivisione di scopi e obiettivi, mentre oggi basta pagare: i Paesi “contractor” combattono secondo gli ordini ricevuti, anche se il pieno controllo non è sempre garantito. Wagner docet: per la Russia è stato un esempio di esercito privato con licenza di uccidere, sebbene non fosse un Paese sovrano.

L’esperimento della Corea del Nord di mandare i propri soldati a combattere nelle terre di Kursk al posto dei russi potrebbe rappresentare il preludio di un modello in cui i Paesi poveri riescono a sbarcare il lunario guerreggiando per conto di quelli ricchi, ovviamente dietro compenso. D’altronde, in un modo o nell’altro, il quantitativo di armi prodotto nel pianeta dovrà pur essere utilizzato. E noi italiani, sesti esportatori al mondo con il 3,1% del mercato globale, nonostante in Costituzione sia scritto che ripudiamo la guerra, alla faccia dell’ipocrisia ne fabbrichiamo in quantità e di grande qualità.

In un futuro remoto, questa evoluzione contrattuale potrebbe alimentare la fantasia di battaglie interstellari, addirittura con mondi “contractor”. Pensate alla Terra che combatte per conto di Marte, magari pagata da una galassia lontana miliardi di anni luce. Nel frattempo, tutto ciò potrebbe essere lo spunto per una nuova collana di Urania intitolata: A chi fanno comodo i signori della guerra?