Arte

Obesità e bellezza alla grande mostra di Botero di Roma

Di Gerd Eichmann - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=114433272

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Chi scrive non è un amante dei lipidi in eccesso. L’obesità è spesso la manifestazione di problematiche non risolte di tipo sociale, economico e/o culturale. Il fenomeno, ancora, è drammaticamente in crescita anche in Italia. Manifestazione lapalissiana che le cose, nonostante la propaganda di governo, non vanno poi così bene. Tuttavia talvolta l’obesità ha qualcosa di onirico e artistico, come ci ricorda l’arte di Ferdinando Botero.

 

OBESITÀ: KILLER SILENZIOSO

In Italia, questa condizione riguarda un italiano su dieci e tra il 2001 e il 2021, gli adulti con obesità sono aumentati del 40%, con un picco durante la pandemia. L’epidemia da “società evoluta” sta interessando sempre più spesso i giovani. L’obesità infantile ha registrato un incremento del 2,1% annuo. 

Un corpo eccessivamente pingue può portare a insufficienza cardiaca, ipertensione, diabete, steatoepatite ed è causa di oltre 64mila decessi l’anno. 

Oggi si vuole curare questa “malattia” con i farmaci, invece sarebbe importante dare la prevalenza al buon cibo e alla  prevenzione, sia a livello prescolare che scolare.

 

BOTERO

Mentre l’obesità si muove silenziosa e uccide, a Roma la stessa epidemia si fa arte. In occasione del Giubileo, infatti, Palazzo Bonaparte (Piazza Venezia) ospita una grande mostra dedicata all’artista colombiano recentemente scomparso. 

In due piani e oltre 10 sale sono esposte oltre 120 opere che raccontano i 60 anni di carriera di Ferdinando Botero. Le opere, note ai più, affascinano per la loro bellezza, sinuosità e, a seconda dei casi, irriverenza. 

Il mondo di Botero, abbondante nei lipidi, affascina lo spettatore e lo richiama a una realtà onirica, dove la massa non ha peso ma occupa lo spazio. 

Tra le molte opere alcune schiaffeggiano in faccia il visitatore distratto, sono quelle dedicate a Abu Ghraib; non parliamo di un personaggio storico dei paesi arabi ma di un luogo di tortura e morte. Abu Ghraib (2003) è stata la prigione irachena dove si sono perpetrate una serie di violazioni dei diritti umani da parte di personale dell’Esercito degli Stati Uniti e della CIA durante gli anni della guerra in Iraq. Le violazioni inclusero abusi fisici e sessuali, torture, stupri, sodomizzazioni e omicidi.

Il ciclo di opere di Botero racconta la ferocia di quel posto in modo intenso, coinvolgente e profondamente disturbante. La loro posizione, ubicata alla fine di un percorso che richiama ricordi infantili – fatto di circensi, cavalli e toreri -, strappa il visitatore alla realtà onirica. Quelle immagini diventano ancora più pervasive e ricordano al visitatore che il mondo ha bisogno di gente attenta e pronta a lottare per difendere i diritti, soprattutto dei più deboli.

A cura di Antonio Musmeci Catania. Avvocato, pubblicista, componente della segreteria PSI Roma, promotore Comitato Trapani Verde – una petizione contro la cementificazione e delegato per la comunicazione del comitato Trapani – Erice una città.