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Aleppo, è ancora guerra: 300 italiani in fuga

Di Alexander Drummond - Disponibile nella biblioteca digitale BEIC e caricato in collaborazione con Fondazione BEIC., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=118958380

I jihadisti, principalmente ribelli filo-turchi, hanno preso il controllo di Aleppo. La situazione è complessa: Russia e Turchia, invece di agire con fermezza, si limitano a scambiarsi avvertimenti. Intanto, i curdi, che non appoggiano né i ribelli né Assad, hanno occupato l’aeroporto. E la Russia? Oltre alle dichiarazioni ufficiali, sembra intenzionata a non abbandonare il suo storico alleato, come dimostra la recente accoglienza riservata ad Assad a Mosca. Tanto che i complottisti avevano già ipotizzato una sua fuga da Damasco. In attesa di capire come evolverà la situazione, Mosca continua a bombardare selettivamente, una strategia che l’ha resa tristemente celebre negli ultimi anni, come testimonia la devastazione in Ucraina. In questa regione mediorientale, lontana dai parametri e dalle logiche occidentali, è difficile distinguere torti e ragioni. L’unica certezza è che Aleppo è di nuovo travolta da una guerra che, nel linguaggio degli occidentali, potrebbe definirsi fratricida. Gli abitanti di Aleppo, segnati dalle sofferenze del passato, si sono arresi ai primi colpi di mortaio. Questa nuova escalation allarga ulteriormente il conflitto mediorientale, con Israele che si erge a guardiano. Ma guardiano di cosa? Della propria sopravvivenza o degli interessi delle potenze che da secoli cercano di piegare queste terre al loro volere? Nel frattempo, la Francia, che vanta antichi interessi nella regione grazie a trattati storici, rimane in silenzio. Tuttavia, è probabile che i suoi Servizi, insieme a quelli di altre nazioni, siano già attivi nel monitorare una situazione che difficilmente troverà una soluzione a breve termine. L’obiettivo comune sembra chiaro: rimuovere Assad una volta per tutte. Seguiamo con apprensione il destino degli aleppini, che oggi rivivono le tragedie della guerra civile. La battaglia di Aleppo, iniziata il 19 luglio 2012, coinvolse numerosi gruppi armati, dividendo la città in due settori controllati rispettivamente dal governo e dai ribelli. Quella guerra di posizione, durata quattro anni, distrusse la città e spezzò la vita dei suoi abitanti. Nel 2016, le forze governative, con il sostegno dei curdi, riconquistarono ciò che rimaneva di Aleppo dopo scontri feroci e sanguinosi. Oggi, a soli otto anni dalla fine di quei tragici eventi, la città sembra ripiombare nello stesso incubo. Mentre gli aleppini affrontano un nuovo esodo, circa 300 italiani presenti in città hanno già iniziato a mettersi in fuga.