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Al-Jolani: da terrorista a ‘gentiluomo’ della politica siriana

Il termine “terrorista” viene spesso attribuito dai politici, e con la stessa facilità può essere rimosso. Oggi sei un terrorista, domani no. Poi, magari, dopodomani lo ridiventi, a seconda degli equilibri politici del momento. Sembra uno scioglilingua, ma è una realtà! Noi occidentali, democratici e liberali, siamo maestri nel trattare queste questioni con un tocco di machiavellismo. Del resto, l’arte di un buon politico non consiste forse nel lasciarsi sempre tutte le porte aperte? Ed ecco che, tolta la taglia di 10 milioni di dollari dalla testa di Mohammed al-Jolani, egli torna a essere quel “gentiluomo” che, con le sue buone maniere, nell’immaginario collettivo potrebbe persino governare un Paese. La Siria, per esempio. Certo, non è che domani tutti i nodi che vedono vari Paesi banchettare in terra siriana si scioglieranno di colpo con l’arrivo di un Ulisse che risolve tutto con il suo arco magico. Anzi, in questo scenario nessuno esclude un possibile ritorno di Bashar al-Assad. Intanto, in Italia c’è già chi si affretta a fare i complimenti al terrorista – o ex tale -definendolo comunque migliore del “sanguinario Assad”, per ora relegato in una sorta di “vacanza” nella steppa. Tuttavia, visto l’entusiasmo occidentale verso al-Jolani, sarebbe opportuno ricordare che anche Osama Bin Laden era un uomo colto, raffinato e proveniente da una buona famiglia. Eppure la sua erudizione non gli impedì di diventare il volto del terrore globale. Torniamo alla situazione siriana. Al momento, le potenze internazionali sembrano soddisfatte. Meno lo sono i cittadini di Damasco, chiusi in casa, che dalle finestre osservano bande armate fino ai denti ma, per ora, inattive. Questo, almeno, è ciò che riportano i corrispondenti sul posto.

Ma chi è Mohammed al-Jolani? Fino a ieri, leader dei ribelli siriani e figura che incuteva timore agli occidentali al solo sentirne il nome. Nato nel 1982, il suo vero nome è Ahmed al-Shareh. “Al-Jolani” significa “Colui che viene dalle Alture del Golan”. Cresciuto nel quartiere benestante di Mazzé, a Damasco, al-Jolani ha iniziato a manifestare segni di radicalizzazione dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, partecipando a riunioni segrete nei sobborghi della capitale siriana. Nel 2003, con l’invasione americana dell’Iraq, partì per combattere e si unì ad Al-Qaeda in Iraq, finendo incarcerato per cinque anni. Con l’inizio della rivolta contro Assad nel 2011, tornò in Siria per fondare il Fronte al-Nusra, poi trasformato in Hayat Tahrir al-Sham (HTS). Nel 2013 rifiutò l’aiuto di Abu Bakr al-Baghdadi, futuro leader dell’ISIS, e nel 2017 costrinse i ribelli radicali del nord della Siria a unirsi sotto il controllo di HTS. Nonostante le accuse di abusi e crimini di guerra, al-Jolani ha istituito un’amministrazione civile e ha imposto restrizioni più severe alla minoranza cristiana nella provincia di Idlib, da anni controllata dal suo gruppo.

Ma niente paura: Mohammed al-Jolani, ormai, non è più un terrorista. Si è dimesso per diventare leader in Siria.