Il termine “bombarolo” non è certo edificante. Evoca immagini di attentati in luoghi pubblici, lanci di bottiglie molotov o, persino, pescatori di frodo intenti a devastare con esplosivi i fondali marini. Tuttavia, non ho trovato altra parola che rendesse adeguatamente l’idea di un capo di Stato che, in rapporto alla popolazione, abbia lanciato così tante bombe negli ultimi decenni, tanto per difendersi quanto per attaccare. Un tempo, questa aggressività poteva essere giustificata dalla necessità di sopravvivenza di un popolo in un’area ostile, dove sembrava valere il proverbio: “chi mena per primo, mena due volte”. In quel contesto, Israele aveva forse ragione di agire preventivamente, “menando” tre o quattro volte, se necessario. Ma ciò che è accaduto a Gaza supera ogni giustificazione. La rappresaglia seguita all’attacco subito il 7 ottobre 2023 ha assunto proporzioni spropositate: per ogni israeliano ucciso, cento palestinesi. E quando la storia porterà alla luce i numeri reali, potremmo scoprire che quei cento erano in realtà duecento, e che la strage di bambini rappresenta una delle più sanguinose mai viste, persino più crudele di quella degli innocenti ordinata da Erode. Israele, sotto la guida di Netanyahu, sembra ormai essersi trasformato nel “bullo” del Medio Oriente, spadroneggiando dalla Palestina al Libano. E ora, approfittando della rocambolesca fuga di Assad e dello stato di caos in Siria, ha intensificato le incursioni aeree. Con oltre 300 attacchi esplosivi, ha distrutto postazioni militari siriane di terra e di mare, apparentemente per impedire che finissero nelle mani di un altro dinamitardo, al-Jolani. È questa un’iniziativa per risolvere definitivamente la questione del Golan, o un avvertimento per i futuri leader siriani, pronti forse a fare anche peggio di Assad? Abbiamo già visto un simile copione in Afghanistan. I “talebani buoni” ci rassicurarono con un “state sereni”, ma a pochi giorni dalla fuga degli occidentali la situazione tornò come prima, se non peggiore. Basta guardare Kabul per rendersene conto. La Siria probabilmente seguirà lo stesso modello, e l’unica speranza è che, almeno in Ucraina, si riesca a evitare un simile disastro, continuando a sostenere il Paese anche dopo la fine del conflitto.
Nel frattempo, Netanyahu, l’ultimo “bombarolo” della storia mediorientale, approfittando della caduta di Assad, continua a imporre la sua volontà, lasciandosi dietro una scia di morte. E l’Occidente? Guarda, sa, e resta in silenzio.