Finalmente uno sciopero degno di essere chiamato tale. Tutto il minuetto di polemiche e interpretazioni che lo ha accompagnato negli ultimi giorni rispecchia un Paese ipocrita, che sembra preferire proteste simboliche e inoffensive: poche persone, quattro striscioni, magari in pausa pranzo, con un cartello che dice “scusate se disturbiamo”. L’ironia della situazione risiede nelle critiche di Salvini, che – a giudicare dalle sue dichiarazioni – non ha capito (o forse finge di non capire) il significato di uno sciopero. Questo è uno strumento sancito dalla Costituzione, messo a disposizione dei lavoratori per far valere civilmente le proprie ragioni. Avrebbe senso combattere una guerra armati di rose e carezze? No. Si sciopera per mettere in difficoltà il Governo, nei limiti della legge, altrimenti – mi si conceda l’espressione – nessuno ti prende sul serio. Più uno sciopero crea disagio, più il messaggio arriva forte e chiaro. Se davanti alla stazione di Milano ci sono quattro manifestanti con cartelli contro stipendi da fame, nessuno ci farà caso. Ma se, invece, arrivi in Centrale e trovi un silenzio di tomba, con i treni fermi e il caos che ne deriva, allora le ragioni di quella protesta si fisseranno nella memoria. È questo lo scopo dello sciopero: rompere l’inerzia, non partecipare a una pantomima inutile che, negli ultimi anni, ha solo permesso di peggiorare le condizioni di lavoro. Oggi c’è lavoro, sì, ma precario e spesso pagato 400 euro al mese, come insegnano i call center. La verità è che persino alcuni imprenditori, rendendosi conto dello squilibrio tra utili aziendali e stipendi dei dipendenti, hanno provato a intervenire autonomamente, offrendo premi di produzione. Ma non basta: ci vuole un cambiamento sistemico. Le manifestazioni “bon ton” auspicate dal ministro Salvini sono un’assurdità. Forse Landini ha sbagliato nei toni o nel definire la protesta uno “sciopero sociale”, ma ha fatto bene a tornare al cuore del suo mestiere. Più una manifestazione crea clamore, maggiori sono le possibilità che il Governo prenda sul serio le richieste dei lavoratori e intervenga per migliorarne le condizioni, superando le vuote promesse di parlamentari che parlano di ricchezza per tutti mentre pensano solo a sé stessi.
Gli scioperi “educati” che vorrebbe Salvini sono utili solo a Salvini. I lavoratori non passano il tempo a sciare, né volano ai tropici per Natale o fanno shopping in boutique di lusso. Scioperare è il loro unico modo per dire: “Ci siamo anche noi”.