Se gli operai scioperano perché guadagnano poco e chiedono una paga più dignitosa, vengono precettati da quello stesso Salvini che, in Parlamento, approva l’aumento degli stipendi per ministri, vice ministri e sottosegretari con un semplice tratto di penna. Perché? Certo, è giusto retribuire adeguatamente la nostra classe dirigente, ma lo è altrettanto rivedere i salari di una classe operaia indispensabile per il Paese. Almeno per ora, non ho ancora visto crescere pomodori da remoto, impugnando un computer al posto di una zappa. Quello che invece abbiamo visto è una gara al ribasso tra i poveri, orchestrata da una borghesia ipocrita che specula sulla disperazione. Forse non tutti sanno che la povertà assoluta in Italia corre verso i sette milioni di persone, più della metà delle quali sono italiani. E, cosa ancora più grave, molti di questi poveri hanno un lavoro stabile e un livello d’istruzione medio. Non si tratta più di una minoranza marginale: è un fenomeno che coinvolge chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena nonostante un’occupazione. Fare l’elenco di questi “poveri con lavoro” sarebbe irrispettoso, così come lo sarebbe soffermarsi sulle tariffe giornaliere di certi lavori precari che, nell’ipocrisia delle statistiche, vengono classificati come “occupazione”. Non dico che sia facile creare posti di lavoro, ma distruggerli, a quanto pare, lo è. Ne è un esempio la regina dell’automotive italiana, che ha distribuito utili miliardari agli azionisti perfino in tempo di pandemia, lasciando a casa decine di migliaia di lavoratori. Quegli stessi lavoratori a cui il ministro Salvini nega perfino il diritto di sciopero. Dove sono le indignazioni etiche quando certi dirigenti – volutamente scritto con la minuscola – della nostra ex regina dell’automobile ricevono buonuscite milionarie? Non c’è stato scandalo per chi, pur tagliando posti di lavoro, ha continuato a incassare cifre astronomiche.
Ma non stavamo parlando dell’aumento di stipendio ai ministri? È vero. Tuttavia, quando un popolo è stanco, inizia a mettere in fila i problemi e a lamentarsi di tutto il resto. E torna alla mente la celebre battuta del film Il marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un…”. Pensavamo che i privilegi riservati ai nobili dell’Ottocento si fossero esauriti da tempo. E invece, sono spariti solo i titoli: i compensi, al contrario, sono decuplicati. La domanda però rimane: i ministri si aumentano lo stipendio, e noi?