Il Fondo

Salvini: il ministro con la paletta in mano

Con il massimo rispetto, pensando al ministro Matteo Salvini, non posso fare a meno di ricordare il film Il vigile con Alberto Sordi. Ambientato nella Roma degli anni Sessanta, il protagonista multava chiunque infrangesse le regole, paletta in una mano e codice della strada nell’altra, arrivando persino a sanzionare il sindaco (interpretato da Vittorio De Sica), sorpreso a sfrecciare pericolosamente nella famigerata “curva della morte” per raggiungere l’amante. Era giusto quel rigore? Certo che sì, perché quelle multe colpivano anche l’arroganza di chi ancora oggi ama ripetere: “Lei non sa chi sono io”.

Ecco allora la domanda: ha fatto bene il ministro a varare d’urgenza il nuovo codice della strada prima di Natale, per insegnare agli italiani a guidare nel rispetto di sé e degli altri? Sì, assolutamente. Tuttavia, non possiamo ignorare alcune evidenti sproporzioni tra le sanzioni previste. Plaudiamo, ad esempio, al ritiro della patente per chi guida sotto l’effetto di alcol o droghe vere, o per chi si distrae scrivendo messaggi al telefono. Ma ci troviamo meno d’accordo con la penalizzazione di chi passa con il semaforo giallo tendente al rosso. Spesso, infatti, la decisione si consuma in un attimo, tra il rischio di essere tamponati e quello di una multa salata con la sospensione della patente alla seconda infrazione. Chi vive in città, magari costretto a lavorare per pochi euro al mese in un call center e a spostarsi con una vecchia auto, conosce bene il problema. Senza contare che, se poco prima si è ricevuto un massaggio dal fisioterapista con una sostanza a base di Costebol, si rischia di fare la fine di Sinner, con la propria foto finita nel giornalino locale. Per non parlare di un controllo di routine, dove la solerte poliziotta potrebbe accertare che la notte prima hai preso un tranquillante per dormire: la patente finirebbe direttamente sul rogo. Quello che stona, come spesso accade in Italia, sono le esagerazioni: da un lato l’eccesso di zelo, dall’altro norme di difficile applicazione. Per quale motivo, ad esempio, la Polizia municipale sembra attivarsi con particolare fervore proprio alla vigilia di Natale per applicare multe che avrebbe potuto fare anche prima? E perché alcuni agenti, come il personaggio di Sordi, sembrano più concentrati a esercitare un potere punitivo piuttosto che educare e prevenire? Il problema non sta nelle regole in sé, ma nel modo in cui vengono calate nella realtà: norme dell’ultimo minuto che rischiano di diventare punitive, scritte magari da chi non ha mai guidato e ignora le difficoltà della vita quotidiana. Questo non significa che il nuovo codice della strada sia sbagliato, anzi: misure più severe per chi si distrae al volante sono sacrosante, e il ministro ha fatto bene ad alzare la paletta. Il punto è applicarle con equilibrio e buon senso, senza trasformarle in uno strumento che genera paura, confusione e frustrazio