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Salvini: finita l’aura del Santo protettore dei confini

Foto wikipedia

L’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms segna due volte la parola fine: la prima perché “il fatto non sussiste”, la seconda perché ha tolto l’alone dell’eroe all’ex ministro dell’Interno, convinto che allontanare donne, uomini e bambini disperati in cerca di salvezza fosse il suo preciso dovere di uomo dello Stato. “Difendere la Patria non è reato”. Forse, e ripeto forse, il segretario della Lega avrebbe preferito una condanna di primo grado, che gli avrebbe permesso di continuare a indossare l’aura del Santo protettore dei confini nazionali, pagare il prezzo della condanna in attesa di un ricorso in Cassazione, dove sarebbe stato comunque assolto, e alimentare il consenso che un simile percorso gli avrebbe fruttato. Ora, invece, può solo coniugare l’esperienza dell’accusato al passato, e il tempo farà scivolare i fatti nei ricordi che, alla fine, soddisfano solo chi li ha vissuti.

In un modo o nell’altro, il destino politico del “capitano” è legato alla storia dell’immigrazione, che ha visto, e continua a vedere, popoli spostarsi da un continente all’altro, da un Paese all’altro, per sopravvivere alle avversità, come accade dalla notte dei tempi. Di per sé, non è una novità. Tuttavia, il vice presidente del Consiglio ha costruito la sua fortuna politica proprio su questo tema. Ha preso una Lega ridotta ai minimi termini, con un modesto 4% lasciato in eredità da Maroni e dal Trota, e l’ha portata a un ragguardevole 34%, conquistando il successo alle elezioni europee del 2019, dove ne uscì come vincitore assoluto. Poi, come tutti sappiamo, le cose sono cambiate. Forse l’accordo con i Cinque Stelle ha premiato più i principianti che gli esperti naviganti della politica leghista. Fatto sta che i sopravvissuti al naufragio del governo Conte I, sessantacinquesimo esecutivo della Repubblica Italiana, portano il nome del Movimento. Sarà stato un segno, nel bene e nel male, che la storia recente dei migranti sbarcati in Italia si riconduca inevitabilmente a Matteo Salvini? Il ministro ne è convinto, al punto da sembrare aver creato un legame indissolubile con tutti quegli italiani che vedono i poveretti in mezzo al mare e rimangono indifferenti, o che addirittura immaginano il “capitano” con un occhio bendato al timone di un veliero che riporta i naufraghi nel loro luogo di partenza. Ognuno di noi ha un compito nella vita, e quello del ministro Matteo Salvini è difendere i confini della Patria dagli invasori migranti. Peccato che spesso questi invasori siano solo donne e bambini.