La ferita psicologica lasciata dal Covid non si è ancora rimarginata, e ogni segnale di possibili pandemie ci tiene col fiato sospeso. Recentemente, dal Congo sono arrivate notizie di patologie che destano preoccupazione tra gli infettivologi. Si tratterebbe di una malattia ancora misteriosa che allarma l’OMS, al punto che qualcuno, forse in modo prematuro, già parla di una “Waterloo sanitaria”. Ad aggravare la situazione, le provette inviate a Kinshasa per essere analizzate sono arrivate danneggiate, rendendo impossibili le analisi. L’attenzione del mondo, e del Vaticano in particolare, è ora rivolta a quel Paese, mentre crescono i dubbi sulla capacità dell’OMS di gestire l’ennesima emergenza, riportando alla mente i ritardi e le inefficienze vissute durante il Covid. Basta poco per tornare a quel fatidico gennaio 2020 che ha segnato in modo indelebile le nostre vite.
Ma di cosa si tratta? Una malattia contagiosa e letale si sta diffondendo nella provincia di Kwango, mietendo vittime, senza che siano ancora chiare le sue cause. Inizialmente si è ipotizzata una forma di malaria, ma questa spiegazione sembra più un tentativo di ridimensionare l’allarme, dato che la malaria è endemica nella regione e colpisce l’80% dei congolesi. Si sospetta piuttosto un virus di origine zoonotica: lo ha dichiarato un esperto sanitario della Repubblica Democratica del Congo ad Al Jazeera. Tuttavia, il governo locale non ha ancora avvisato ufficialmente la popolazione. Un giornalista della stessa emittente, intervistando alcuni malati, ha riportato che quasi tutti avevano avuto contatti recenti con animali selvatici, rievocando immediatamente il ricordo del mercato di Wuhan. È davvero così? Nel frattempo, il bilancio delle vittime continua a salire: centinaia di contagi e decine di morti, soprattutto tra i bambini piccoli.
La situazione preoccupa anche l’Italia, perché, nonostante l’aggiornamento del 2021, intitolato ‘Piano strategico-operativo Nazionale di prevenzione e risposta a una pandemia’, dopo il Covid, un’eventuale diffusione del contagio durante il Giubileo potrebbe trasformarsi in un’apocalisse sanitaria. E noi, e non solo noi, non saremmo assolutamente pronti a fronteggiare un simile scenario. Ricordiamolo: tra pellegrini e visitatori Roma ospiterà tra i 30 e i 40 milioni di persone da tutto il mondo, cifra che genererà oltre 100 milioni di presenze nelle strutture ricettive.
Per ora, si parla solo di timori, ma per la Città Eterna le infezioni del Congo sono già motivo di allarme rosso.