Il Fondo

La speranza di un anno migliore, ma sarà così?

Di Shin-改 T - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=248572

Alla fine di ogni anno, tutti incrociamo le dita sperando che quello successivo sia migliore del precedente; così rinnoviamo il rito di contare i giorni, i minuti e i secondi, in attesa di accogliere il nuovo anno, di cui non sappiamo nulla. Intanto, ci prepariamo con l’abito migliore e mettiamo una bottiglia in frigo per brindare allo sconosciuto che, da sempre, ogni anno, entra nelle nostre case con l’unica certezza che conosciamo: ci ha portato via 12 mesi di vita preziosa, promettendoci però che, dal primo gennaio, tutto sarà diverso. In effetti, pensando a ciò, sembra inevitabile: siamo invecchiati, e di per sé questa è già una perdita; è facile dire che ne abbiamo guadagnato in esperienza, ma la realtà è che il tempo passato non si recupera.

Il rush finale verso il primo quarto di secolo inizierà fra qualche ora, sotto i peggiori auspici: Israele pagherà per la sua incontinenza distruttiva, che ha strappato troppe vite di bambini a Gaza; il Papa risponde a coloro che sostengono che la colpa della morte dei piccoli innocenti in Palestina sia da attribuire ad Hamas, che li utilizza come scudi umani: “Con dolore penso a Gaza, ai bambini mitragliati, quanta crudeltà”. Nemmeno negli incubi peggiori si è mai visto un uomo che spara a una creatura per colpire il peggiore dei tiranni; l’immobilismo dell’Europa sarà ancor più calcificato da un governo continentale che, a un anno dalla sua partenza, a parte gli stipendi dei parlamentari, è ancora fermo agli “starter”; l’America di Donald Trump dovrà convivere con la presidenza ombra di Elon Musk; la Francia sembra sulla strada di una nuova Rivoluzione; la Germania spera di trovare un altro Helmut Kohl, ma non lo troverà; la Corea del Sud dà segni di nervosismo democratico, osservata dalla sorella del Nord; la Cina, con discrezione, sta comprando l’Africa; l’Argentina è alle prese con un Presidente convinto di diventare più famoso di Evita Perón, mentre la Russia resterà isolata dall’Occidente, almeno finché Vladimir Putin ne sarà il Presidente. All’Ucraina auguriamo di ritrovare la serenità e che il suo sacrificio venga premiato con l’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea. Ci siamo accorti che, dopo aver nominato le Americhe, l’Africa, l’Europa e l’Asia, non abbiamo menzionato l’Australia: beh, lì, a parte gli squali nelle barriere coralline, va tutto bene! Infine, e naturalmente non per ultimo, il nostro amato Paese, l’Italia, dove dovremo necessariamente recuperare le distanze tra Centrodestra e Centrosinistra, sperando, dopo tanti tentativi andati a vuoto, che finalmente si possa convergere verso il “centro”, pur mantenendo le rispettive identità di Liberali e Progressisti.

Un quadro enigmatico si prospetta per l’anno 2025, che, con i piedi saldi negli stivali delle sette leghe, si avvierà velocemente verso il traguardo del quarto di secolo, ricco di speranze che i nodi scorsoi che soffocano il mondo vengano sciolti. Ma sarà così?