Il Fondo

Affievolisce l’informazione sulla guerra russo-ucraina

Foto wikipedia

Il fatto che il conflitto nel cuore dell’Europa se ne parli meno potrebbe essere un segno positivo. Voglio dire che forse, almeno è ciò che ci auguriamo, siamo vicini a un cessate il fuoco e, successivamente, a una pace autentica. Magari sto sognando, ma vedo in fondo al tunnel scenari che vanno oltre gli eventuali accordi sui territori russofoni conquistati da Putin. Mi riferisco piuttosto alle richieste russe, come il divieto per l’Ucraina di entrare nella NATO, e ancora meno verosimile, nella Comunità Europea. Penso che dietro l’angolo, almeno dalla parte della Russia, ci sia l’intenzione di favorire un voto in Ucraina. Come è noto, a causa della guerra, il paese ha un governo provvisorio, sempre sotto la guida di Zelensky. Le mire di Putin potrebbero comprendere il supporto, seppur segreto, a un avversario dell’attuale presidente, con l’intento di promuovere un “colpo di stato bianco”, simile a quelli messi in atto, anche recentemente, da alcuni paesi europei nei confronti di nazioni del terzo mondo. Gli Stati che speravano di avviare la ricostruzione dovranno attendere ancora a lungo prima che le gru e le forniture di materiali edili arrivino. L’Italia, in particolare, conta molto su questa opportunità, e questo spiega perché la nostra Premier sia così legata a Zelensky. In effetti, gran parte della ricostruzione dello Stato ucraino offrirebbe alle aziende italiane un’incredibile opportunità di business. E si sa, quando il business va bene, i governi in carica beneficiano di effetti positivi anche in vista delle elezioni, che nel nostro caso sono previste per il 2027. Accidenti, come passa il tempo…un attimo e siamo già in campagna elettorale. Tuttavia, come finirà è ancora difficile da prevedere. Gli Stati Uniti, che hanno investito massicciamente in Ucraina, non lasceranno certo che il “bottino” vada ai Paesi europei, che, a confronto, hanno contribuito ben poco, con la fornitura di lubrificanti per le canne dei fucili, per dirla brutalmente. È una matassa difficile da districare. Certo, è meglio una buona torta divisa in tre o quattro, piuttosto che una cattiva da mangiare da soli. Ma, si sa, l’uomo è ingordo e non sempre distingue tra ciò che è buono e ciò che non lo è. Il mio articolo di oggi è, in fondo, poco più di uno sciogli pensieri, idee confuse per tempi confusi, dove la ragione sembra essere stata estromessa dalla violenza degli interessi legati a una guerra che, negli ultimi ottant’anni, pensavamo ormai archiviata. Eppure è tornata in auge, perché i produttori di missili non possono fermare le catene di montaggio della morte. E prima di questa guerra, come campavano i produttori di armi? Beh, un po’ qua e un po’ là, con piccole guerre che, se non altro, giustificavano l’esistenza di un numero spropositato di armamenti inutilizzati. Fino a quando i magazzini non sono diventati così pieni da decidere di usarli, e l’Ucraina è diventata il campo di battaglia ideale. Quando Putin una mattina si è svegliato e ha schierato decine di chilometri di truppe e carri armati ai confini con l’Ucraina, i commercianti di armi, sia d’Oriente che d’Occidente, hanno capito che era iniziata la cuccagna. E allora perché tutto sta per finire? Forse perché, come abbiamo detto, dopo aver distrutto tutto, è arrivato il momento di ricostruire. E così, il ciclo continua, come è sempre stato. Cinico? No, semplicemente realistico.

Per questo il conflitto russo-ucraino sta scomparendo dalle prime pagine dei giornali. La pace, in fondo, non è mai stata una notizia…se non per poche ore.