I satelliti, nell’orbita bassa terrestre tra gli 80 e i 2.000 chilometri, sono ormai in numero di oltre 10.000, anche se nessuno può confermare la cifra esatta. Lo spazio, come molte altre dimensioni nate con Internet, è diventato un “territorio” senza regole. Eppure, gli Stati si raccontano storie l’uno sull’altro, mascherando spesso la verità. Le chiavi per il dominio del pianeta sembrano trovarsi oltre l’orbita terrestre: un dato che forse giustifica la spavalderia ostentata dagli Stati Uniti, da Trump al suo entourage, che si presentano come detentori di un potere globale. Un potere che non si misura più in terre, cavalli o castelli, ma in satelliti e in uno spazio infinito da esplorare. Questo scenario, pur ricco di promesse, porta anche con sé grandi incertezze. Solo ieri eravamo sorpresi dalle prime scoperte del fuoco, oggi siamo rapiti dalle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Nel recente giuramento di Trump, insieme ad Elon Musk, sembrava di assistere a una nuova forma di potere, quasi divina, con i due protagonisti che ostentavano il controllo di un futuro da esplorare, fatto di stoffe esotiche e meraviglie tecnologiche. Questo atteggiamento può sembrare a tratti presuntuoso, quasi a volerci far apparire impacciati, ma l’Europa non è certo né goffa né sprovveduta. Anzi, non possiamo dimenticare che, proprio ieri, siamo stati noi a vendere agli Stati Uniti le risorse strategiche che oggi li rendono così potenti. Eppure, nonostante tutto, ci siamo dimenticati di riservarci un po’ di orgoglio. Non possiamo certo accettare lezioni di democrazia da chi ancora applica la pena di morte, specialmente quando si parla di temi legati alla giustizia e ai diritti umani. È vero, gli Stati Uniti ci hanno liberato dal fascismo e dal nazismo, ma lo abbiamo fatto pagando un prezzo altissimo, in parte legato alla subordinazione economica imposta dal dollaro come unica valuta per il commercio internazionale delle materie prime. È ora di riconoscere il reale valore di questa influenza economica, che non si limita a un semplice “benefattore” di democrazia, ma che ha ripercussioni su scala globale. Oggi è il momento di ricordare agli Stati Uniti che l’Europa non è solo un alleato indispensabile, ma che senza di noi anche loro sarebbero in difficoltà. Questo scambio di potere è reciproco, ed è la determinazione con cui l’Europa risponderà ai dazi, alle imposizioni economiche e agli altri vincoli internazionali che deciderà il nostro futuro. L’Europa ha commesso molti errori, uno dei più gravi è stato quello di non riuscire a mantenere il Regno Unito nel nostro progetto comune. Ma nonostante tutto, rimaniamo il crocevia del mondo e continueremo a esserlo per molto tempo. Un messaggio che dovremmo rammentare a Trump, Musk e al resto del mondo. Sì, è il momento dell’orgoglio.
Europa, è il momento dell’orgoglio