Non è nostra responsabilità armarsi per combattere guerre; questo impegno lo abbiamo assunto dopo l’ultimo conflitto mondiale. Allo stesso modo, non dobbiamo partecipare alle battaglie per il mondo sotto il pretesto di missioni di pace. Lasciamo questo compito agli Stati Uniti, che devono non solo produrre, ma anche smaltire i loro magazzini sempre pieni di armamenti: dalle fionde di Davide ai missili intercontinentali a testata nucleare. Che cosa possono fare 27 piccoli eserciti europei, se non diventare cavallerizzi al servizio del Presidente Trump, comandante in capo delle forze armate statunitensi? La Russia e gli Stati Uniti possono continuare la loro corsa a forgiare spade; il nostro compito è aiutare la ricerca scientifica e trovare soluzioni per le malattie rare, in particolare quelle neurologiche. L’Europa non mira a distruggere il mondo, ma a proteggerlo, anche attraverso politiche green che Trump ha abbandonato uscendo dagli accordi di Parigi. Lasciamo a lui l’onore di piantare la bandiera americana su Marte, mentre il nostro impegno principale deve essere sostenere l’Organizzazione Mondiale della Sanità e promuovere la salvaguardia dell’ambiente, compatibilmente con le esigenze economiche di un ceto medio impoverito che in questo momento non può permettersi una costosa auto elettrica. Per finanziare questi obiettivi, dobbiamo ricostruire i legami economici e finanziari che sono stati trascurati negli ultimi decenni. Se in parte siamo riusciti a cavarcela, lo dobbiamo alla politica di avanguardia di Mario Draghi, anche se sembra che la signora Lagarde non l’abbia compreso appieno. È dal momento dell’introduzione dell’Euro, a parte il periodo pandemico, che non siamo riusciti a consolidare la nostra unione economica. Eppure, nessun continente può vantare la nostra cultura, la nostra esperienza, la nostra capacità di attrarre qualità e creatività. Lasciamo che il club dei miliardari intorno a Trump e gli arabi decorino i loro bagni con rubinetteria d’oro. Se vogliono buon gusto e poesia, devono venire in Europa, o perché no, possiamo andarci noi, ma con una parcella che includa anche le spese di trasferta. Riprendiamoci la nostra cultura: le università, i castelli, la musica, l’arte e la capacità di produrre oggetti unici. Ma cosa ci interessa fare la guerra armati, se non possiamo competere con gli Stati Uniti in questo campo? Impegniamoci a livello globale, con orgoglio, e sosteniamo il contributo degli Stati Uniti, che con la nuova amministrazione Trump sono tra i primi ad essersi ritirati dall’OMS. L’auspicio è che, oltre a una moneta comune, l’Europa possa costruire una sanità comune, senza più rubarsi medici a vicenda, in una competizione che non fa onore a nessuno e che, se vogliamo davvero essere un unico popolo, dobbiamo superare.
Intanto, l’Europa colmi il vuoto economico che gli Stati Uniti, con la loro uscita, hanno lasciato presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità.