A proposito di pensioni, spesso si sentono grandi riflessioni su quanto, ad esempio, 1.000€ al mese siano mediamente sufficienti per vivere in alcune aree del paese e assolutamente inadeguate nelle grandi città, soprattutto al Nord. Pur riconoscendo ai Sindacati il grande lavoro svolto in Italia, senza il quale il ceto medio non sarebbe mai nato, oggi pensiamo che, nell’evoluzione di un lavoro sempre più diverso e articolato, diventi necessario prendere in considerazione il superamento dei contratti nazionali. Non ho idea di quale possa essere la formula per far sì che 100€ di aumento ipotetico, rapportati al costo della vita, siano uguali a Roma, a Venezia, ad Agrigento o a Cagliari; lo diciamo perché il potere d’acquisto non sarà uguale, e differisce anche di molto. Mentre le aziende private possono agire, anzi agiscono, con incentivi e premi di produzione, vedi in molti casi l’applicazione dell’Economia Civile…come nei tempi antichi! Diverso è applicare una regola che possa garantire quei 100€ di aumento, cercando di essere il più equanimi possibile su tutto il territorio nazionale. Una cosa complicata quando il datore di lavoro è lo Stato. Ovviamente dobbiamo ringraziare per la buona volontà nella contrattazione, quando le parti cercano di fare gli interessi dei lavoratori, ma oggi questo non è più sufficiente. La buona volontà, intendo. La trattativa in corso per il sacrosanto aumento chiesto per gli infermieri è testimone del ragionamento: 172€ sono insufficienti per chi lavora al Policlinico di Milano e accettabili per i colleghi dell’Ospedale Civico di Palermo? Ora, capiamo che il problema è complesso, ma nel caso specifico in parte potrebbe essere risolto dando la possibilità ai Direttori Generali delle ASL di operare in tal senso, magari con la stessa autonomia di un’azienda privata. Cosa che di fatto sta accadendo con lo stravolgimento dell’assistenza sanitaria pubblica, dove medici e infermieri stanno migrando, portando con sé le esperienze maturate nel pubblico. Motivo? Una retribuzione più alta, che possono trattare in base alle prestazioni e al contratto concordato tra la clinica, l’infermiere o il medico. Non so se il mio ragionamento meriti riflessione, ma credo che la strada del Contratto Nazionale necessiti di manutenzione, soprattutto nelle Aziende Sanitarie Locali, se non vogliamo perdere quel fiore all’occhiello e orgoglio nazionale che è stata, e che a mio avviso ancora è, la nostra Sanità Pubblica. Mai come in questo momento nel privato si è tornati a parlare di Economia Civile, disciplina che pare soddisfare sia il collaboratore che l’azienda, un po’ come insegnato dall’avveniristico Adriano Olivetti nei primi del Novecento. Forse vale la pena rifletterci.
Infermieri: una riflessione sul Contratto Nazionale