Oggi la politica ha imparato a sfruttare i Social, cavalcando l’onda dell’entusiasmo con promesse di un futuro che ci renderà tutti ricchi e famosi. A volte, queste promesse vengono anche mantenute. Un esempio che viene subito in mente è il Movimento 5 Stelle, con il Reddito di Cittadinanza, una sorta di stipendio modesto per tutti, che ha effettivamente portato un aiuto a molte categorie in difficoltà. Ma non si può dimenticare il famoso (e controverso per lo Stato, ovvero per noi) bonus del 110%, che ha finito per avvantaggiare soprattutto i più ricchi. Non voglio che questa sembri una critica, ma piuttosto una riflessione: dopo aver aiutato le categorie più svantaggiate, il governo Conte 2 ha ritenuto giusto sostenere anche chi poteva ristrutturare il proprio palazzo di famiglia. Perché escludere il povero Onofrio dalla possibilità di accedere a questa ricchezza? La domanda, seppur ironica, è legittima. Anche se il Marchese del Grillo, personaggio che un tempo poteva fare ciò che voleva senza timore, oggi avrebbe difficoltà a comportarsi con tanta sfrontatezza. Nell’epoca dei Social i politici non possono più permettersi di promettere e poi far finta di nulla, perché in un baleno la rete, che ha una memoria infallibile, è pronta a ricordargliele. Infatti, le parole e le azioni vengono registrate in ogni minimo dettaglio, pronte ad essere rivelate quando meno te lo aspetti. Se un politico dimentica la parola data, il web è lì per rammentargliela mostrando che quella promessa è già stata infranta più volte in passato. Rimanere a galla, per un amministratore pubblico, è diventato complicato, un po’ come per i gabbiani che volano sull’acqua senza bagnarsi, aspettando di beccare il pesce che affiora per un attimo in superficie. Così i politici, come gabbiani, si aggirano nel mare azzurro del Parlamento pronti ad afferrare l’occasione giusta per portarla a terra e farne un banchetto. Le storie che ascoltiamo dagli onorevoli sono sempre più prudenti, riflessive, e occupano il tempo su provvedimenti che difficilmente incontrano opposizione, perché sono lontani dalla vita quotidiana della gente. In Europa, ad esempio, i parlamentari dell’Unione passano intere giornate a discutere leggi che riguardano cose distanti dalla realtà quotidiana, come regolare il volo delle gabbianelle o garantire diritti ai pesci, che anche loro hanno diritto di vedere il sole e non essere disturbati dal gabbiano. Chi mai andrebbe a contestare leggi del genere? Nessuno, a meno che non siano i turisti gioiosi che gettano i panini in mare osservando le gabbianelle indecise se mangiare il pane o inseguire il pesce. Ma anche i pesci, ormai, sono diventati più furbi, tanto quanto i politici. E siamo appena all’inizio.
La morale? In realtà, non c’è una vera morale, perché ognuno vede la vita a modo suo. Ma in un mondo dove i Social, la rete e i pesci sono sempre più intelligenti, misurarsi con la gabbianella è un compito sempre più arduo per un politico. E, seppur tutto ciò sembri inutile, ha anche qualcosa di tenero e allo stesso tempo allarmante. Dipende dall’angolazione del volatile che scende verso il pesce. Ora gli “onorevoli” sembrano fare ricorso all’intelligenza artificiale mancando di quella divertente freschezza che un tempo paradossalmente vedeva la famiglia del Grillo interloquire con i Ricciotto in maniera più realista di oggi, dove la politica vola tra gabbiani e promesse.