Il Fondo

Cosa è cambiato dallo scandalo della Banca Romana?

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Non è educato rispondere a una domanda con un’altra domanda, ma di getto mi verrebbe da dire: in meglio o in peggio? Sono passati circa 140 anni da quell’incidente, che si concluse con un verdetto che possiamo schematizzare così: siccome sono “tutti” colpevoli, lo Stato non può fare altro che assolverli tutti. Ma riassumiamo: lo scandalo della Banca Romana fu un caso politico-finanziario di rilevanza nazionale, al centro delle cronache italiane dal 1892 al 1894, che ruotava intorno alla scoperta delle attività illecite del governatore della banca nel decennio precedente. La crisi fu causata dal finanziamento dell’espansione edilizia senza garanzie adeguate e, soprattutto, dalle richieste sfrenate della classe politica. Furono coinvolti presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari e giornalisti. L’istituto venne poi liquidato dalla Banca d’Italia, istituita a seguito dello scandalo per riformare il sistema bancario. Una commissione parlamentare e un’inchiesta penale misero sotto giudizio il governo, a partire da Francesco Crispi e Giovanni Giolitti. Il processo, una vera “farsa”, come accennato, si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati. Questo accadeva oltre un secolo fa, ma nel frattempo ci sono state due guerre mondiali, tre pandemie, il crollo di Wall Street nel 1929 e quello della Lehman Brothers nel 2008, provocato da una “bolla edilizia” di proporzioni apocalittiche. Anche in questo caso, verrebbe da chiedersi sarcasticamente: cosa ha insegnato il disastro della Banca Romana? Nulla! Senza ripercorrere la storia bancaria del Novecento, d’un balzo voglio arrivare ai giorni nostri, ricordando il decennio che approssimativamente va dal 2010 al 2020. Un decennio che, ad esempio, gli azionisti della Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza ricordano bene, essendo stati privati dei loro risparmi; uno scandalo certificato il 23 giugno 2017 dalla Banca Centrale Europea, che accertò il completo ed irrimediabile dissesto delle due banche venete. Il 25 giugno, due giorni dopo, il Governo Gentiloni approvò il Decreto legge n. 99/2017, che disponeva la liquidazione amministrativa coatta dei due istituti. Successivamente, la Corte d’Appello di Venezia ha condannato Gianni Zonin (BPV) a soli 3 anni e 11 mesi, mentre i giudici del Tribunale di Treviso hanno condannato Vincenzo Consoli (Banca Veneta) a quattro anni di reclusione. Cosa differisce dall’epilogo dello scandalo della Banca Romana? Gli arresti domiciliari dorati? Ma dai! Insomma, un lungo periodo nebbioso, durante il quale molti risparmiatori si sono tolti la vita. Non ultima la tragedia del funzionario del Monte dei Paschi, che si gettò dalla finestra del suo studio. Infatti, la vittima illustre della sequela di dissesti bancari è Davide Rossi, per vent’anni ombra del “boss” Giuseppe Mussari, il quale il 6 marzo 2013 precipitò dalla finestra; pensate, qualche minuto prima aveva avvisato la moglie che stava tornando a casa. Stranamente, il medico legale riscontrò sul cadavere ferite da colluttazione. Un giallo tutto italiano che ricorda i singolari casi di Roberto Calvi e Raul Gardini. Sembra che il suicidio sia divenuto una forma di “onnipotenza”. Tutti onnipotenti, quindi? Beh, direi di sì…ma tutti chi? E oggi, in piena era digitale, come vanno le cose? al solito: non è cambiato nulla, non cambia nulla e non cambierà mai nulla. Lo scandalo della Banca Romana ha fatto scuola, e il piano di studi – che sia su un pizzino o nell’etere – rimarrà sempre lo stesso. Cambiare tutto perché nulla cambi. I risparmiatori continuano a pagare gli “agi” della stessa classe dirigente che, ora come allora, sembra infischiarsene dei risparmiatori esattamente come alla fine dell’Ottocento. Mentre una marea di persone prosegue imperterrita a fare i “signori” con i soldi sudati e depositati dai correntisti. Per concludere, cosa è cambiato dallo scandalo della Banca Romana? Torno all’inizio e rispondo a una domanda con un’altra domanda: in meglio o in peggio?