Tutto considerato, non è vero che l’Europa nel mondo non conti più niente; lo dimostra il fatto che le nazioni più importanti, sotto il profilo numerico ed economico, vogliono, o vorrebbero, partecipare al processo di pace in corso tra ucraini e russi, promosso da Donald Trump. Ho precisato il nome del presidente americano perché, al momento, non ci sono altre dichiarazioni significative da parte della politica statunitense. Forse è per questo che il tycoon può sproloquiare come un “camallo” contro Zelensky, mettendo in imbarazzo l’intero Occidente? Credo che delle ultime sue affermazioni se ne parlerà ancora a lungo. Ma tornando a noi: ora, con tutto il rispetto per l’Ucraina, tutto ciò non riguarda l’Ucraina. Sì, è un gioco di parole per dire che indubbiamente è un paese importante, ma non così rilevante se fosse ubicato in un contesto extraeuropeo. È il vecchio continente ad interessare il mondo, perché avere rapporti con lui “nobilita”, anche se ormai non è più così appetibile come mercato economico e forse nemmeno finanziario. Non si capirebbe diversamente l’enorme richiesta di partecipazione al tavolo della pace tra Russia e Ucraina, che speriamo coinvolga al più presto soprattutto la parte offesa, cioè Zelensky. Lo slogan sembra uscito da un racconto di storia novecentesca: “C’ero anch’io”. E nell’ammucchiata delle trattative si spera di incontrare altri grandi della terra per tessere relazioni, affari, matrimoni tra persone e aziende; insomma, un momento che farà la storia solo perché accaduto in Europa. E questo lo sanno bene anche gli Stati Uniti, figli (anche) dei coloni inglesi e francesi che hanno dato vita al grande paese: l’America. D’altronde, l’ammucchiata, nella sua estensione figurativa, non rappresenta forse un raggruppamento confuso ed eterogeneo, motivato da un’occasionale e temporanea coincidenza di interessi? O magari, più nobilmente, un momento Alto di relazioni politiche internazionali? Mah, forse bisognerebbe chiederlo ad un sacerdote che di pace, o anche di guerra, parla giornalmente svolgendo un lavoro che riguarda soprattutto l’anima. Quell’anima che via via si perde nella politica; altrimenti non ci sarebbero guerre e, conseguentemente, non ci sarebbe bisogno né di pace né di perdono. Ma l’esistenza è fatta di rimorsi e pentimenti, anche se è preferibile pentirsi da uomini ricchi che da uomini poveri. Sarà forse per questo che scoppiano i conflitti? Non mancano gli scenari dove approfondire i quesiti posti; mi pare che al momento siano una cinquantina i teatri di guerra nel pianeta, ma quelli che affollano i botteghini dei teatri della vita sono gli scenari bellici tra israeliani e palestinesi e tra russi e ucraini. E quest’ultimo sarà l’occasione di un’ammucchiata politica storica, dove il tycoon ha saputo creare la giusta suspense, forse anche troppa, viste le sue ultime, provocatorie affermazioni, che stanno mandando in tilt i bookmaker, i quali scommettono su chi uscirà vincitore dall’incontro.
Grande folla, grandi affari. Una partita di poker che ricorderà “La stangata”. Ma chi sarà il pollo?