Il Fondo

Ucraina: la fine della guerra e le sue implicazioni

Di Baudouin Yvart/ Da Adam Frans van der Meulen/ Da Charles Le Brun - http://collections.chateauversailles.fr/#886e1dcf-4ef1-4923-81ad-83ca25dd4b58, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=857876

La guerra sta volgendo al termine e la pace si avvicina rapidamente. È come se fossimo già al giorno della festa: tutti hanno indossato gli “stivali delle sette leghe” e il traguardo è ormai a portata di mano. La torta è stata ordinata e i regali già stabiliti. Quali sono? Esattamente quelli che erano stati programmati tre anni fa: alla Russia andrà il Donbas, agli Stati Uniti le terre rare e agli europei toccherà inviare i “crociati” e contribuire alla ricostruzione del Paese. A Zelensky, ricordando Schröder, probabilmente verrà offerto un posto da amministratore delegato con uno stipendio a sei zeri, così finalmente potrà restituire la tuta mimetica prestata dall’Europa e indossare una giacca. E ai figli degli ucraini i genitori lasceranno la speranza che, un giorno, entreranno nell’Unione Europea. Ora si potrà raccontare la storia come si vuole, usando un linguaggio complicato, ma la sostanza non cambia. Ovviamente, la responsabilità finale rimarrà nelle mani dell’Ucraina, che si accollerà i debiti che gli europei avevano contratto in questi ottant’anni con gli americani. Ma la vita è così: a pagare sono sempre gli ultimi, se questi ultimi hanno guerrieri disposti a nascondersi nel cavallo di Troia. Ma chi? Bella domanda! Ulisse, in fondo, era un estraneo, proveniva da un’isola lontana, eppure con la sua astuzia riuscì a espugnare la città-fortezza di Priamo. Anche se credo che, alla fine, un capro espiatorio lo dovranno trovare. O forse quella “casella” era già stata assegnata prima che tutto iniziasse. Le cose sono certamente più complesse di un ragionamento improvvisato in un articolo di poche righe, ma anche in questo caso la sostanza rimane invariata. Qualcuno ha teso una trappola agli ucraini, che si tratti di Ulisse, Putin, Biden, Trump, Zelensky o Von der Leyen, poco importa. Tutto è stato pianificato a tavolino, senza dimenticare i vecchi arsenali di armi andati a ruba durante il conflitto. Potevano mica usarli tutti a Gaza? Dopotutto, Gaza era già stata distrutta due o tre volte; una quarta volta sarebbe stata impossibile, soprattutto perché ormai quasi al di sotto del livello del mare, con il rischio di un’esondazione del Mediterraneo che sarebbe stato fortemente probabile. E tutti sono contenti, allora? Sì, tutti, anche noi, spettatori europei, che, con la paura di essere coinvolti in una guerra, ci siamo distratti dal disastro economico che la classe media-bassa, insieme alla pandemia di Covid, ha dovuto sopportare. A parte quel migliaio di multimiliardari che hanno visto i loro patrimoni crescere esponenzialmente. In fin dei conti, chi ha vinto questa guerra? Come nelle elezioni, dove nessuno perde mai, anche se questa volta a noi cittadini europei sono stati sottratti gli ultimi risparmi.

Comunque, tranquilli: mangiamoci pure un panino, perché la “torta” è già stata spartita e, per questo, non leccheremo nemmeno il cucchiaino. Si odono ormai lontani gli ultimi colpi di cannone, la guerra è agli sgoccioli, la pace è vicina, il dolce della pace è nel frigo…e a noi, insieme agli ucraini, toccherà pagare il conto del banchetto.