Il Fondo

Si vis pacem, para pacem

Di Raffaello Sanzio - Web Gallery of Art:   Immagine  Info about artwork, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75881

La Russia ha immediatamente risposto ai massicci investimenti per il riarmo dell’Europa, pari a 800 miliardi di euro, un onere che, in un modo o nell’altro, ricadrà su tutti noi. Ha infatti già annunciato contromosse proporzionali, incrementando il proprio rafforzamento militare, il che porterà ad un esito di reciproco logoramento, con un vantaggio per i cinesi di Xi Jinping, i quali, seduti sulla riva del fiume, aspettano che passino i cadaveri degli “stolti”, pronti a sferrare il colpo finale contro i malconci sopravvissuti. Complimenti a Zelensky per la scrittura di questo copione, apprezzato da Capi di Stato che non avrebbe mai immaginato potessero condividerlo tout court. È evidente che, quando parliamo di difesa, ci riferiamo alla presunta minaccia bellica di Vladimir Putin nei confronti dell’UE, una narrativa instillata dal Premier ucraino, stanco e frastornato dai continui jet-lag, il quale non vede l’ora di raccogliere i frutti promessi dall’Europa, che anch’essa si è prestata a recitare la parte nella prospettiva di poter partecipare al banchetto delle “terre rare”. Dall’altra parte, vorrei ricordare che anche Donald Trump, durante il celebre incontro alla Casa Bianca con Volodymyr Zelensky, aveva accusato quest’ultimo di minacciare la pace mondiale con la sua instancabile presenza in ogni angolo del globo, mostrando le foto delle torture subite dai prigionieri ucraini, inflitte dai russi. In particolare, il Tycoon si irritò quando Zelensky lo ha quasi costretto a tenere in mano le gigantografie che sfogliò indispettito. Tuttavia, quell’incontro fu applaudito dall’Unione Europea per l’eleganza con cui venne esposta la realtà dei fatti riguardanti il conflitto russo-ucraino, ma che, evidentemente, aveva infastidito sia il Presidente che il suo Vice, Vance, critici della politica di Zelensky, considerata responsabile di una possibile Terza Guerra Mondiale. Molti, infatti, già osservano come gli investimenti stiano deviando dalle produzioni abituali verso gli armamenti, grazie al Presidente ucraino e alla Presidente Von der Leyen, lanciata verso la folle spesa di 800 miliardi per il riarmo che, ricordiamolo, sarà sostenuta dai cittadini europei: è un dato di fatto. Detto ciò, riflettiamo sulla storia e chiediamoci, noi comuni mortali che non abitiamo nei palazzi del potere politico, perché dovremmo accollarci ancora così tanti sacrifici per un popolo che già difendiamo e sosteniamo da tre anni? Lo chiedo senza ipocrisia, in quanto siamo preoccupati per le nostre famiglie e il nostro futuro. Insensibili? Non credo. Tuttavia, con l’ultima follia europea, che ci costringe ad investire i nostri risparmi per dichiarare, di fatto, guerra alla Russia, siamo sconcertati. Non è proprio con questo spirito che è nata l’Unione Europea. Se davvero l’Europa vuole aiutare l’amico Zelensky, non dovrebbe fornirgli armi, ma investire nella ricostruzione di un Paese distrutto. Gli 800 miliardi sarebbero la somma giusta per questa faraonica opera di ricostruzione, creando lavoro in Ucraina e un buon investimento per i nostri risparmi. Perché aiutare solo chi produce armi? Cosa si nasconde dietro questa storica decisione che impatta le nostre vite? È tempo di mettere in atto gli strumenti democratici che ancora ci sono concessi. Usiamo il nostro diritto di manifestare su scala europea: riempiamo le piazze, incrociamo le braccia e, possibilmente, contagiamo anche russi e ucraini. Solo così possiamo sperare di mettere fine a questa tragedia. Salvare i nostri figli da un futuro incerto è il nostro unico scopo. E infine, per parafrasare la locuzione attribuita a Platone, cambiamo l’ultima parola: “Si vis pacem, para pacem.”