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Terremoto di magnitudo 4.4 ai Campi Flegrei: è l’ora dello sgombro?

Di Norbert Nagel - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28861005

È arrivato il tempo dell’impopolarità e del coraggio: programmare lo spostamento di decine di migliaia di persone, con l’investimento dei costi conseguenti per costruire nuove città in luoghi più sicuri, adatti ad ospitare i cittadini che oggi abitano la zona dei Campi Flegrei, dovrebbe essere la priorità. Questa decisione, se si avrà l’audacia di prenderla, sarà difficile ma necessaria; se, invece, come al solito, si vorrà intervenire in emergenza nella speranza che passi – “a nuttata” -, cioè a cataclisma avvenuto, tutto rimarrebbe nell’indolenza delle abitudini italiche. Ma ci vorrebbe un investimento enorme per realizzare il progetto? Beh, se abbiamo le risorse per partecipare al consorzio di spesa di 800 miliardi per riarmare l’Europa contro un nemico ancora da inventare, possiamo certamente spendere per salvare un territorio del Bel Paese tra i più conosciuti e ammirati al mondo! Ma soprattutto per salvare decine di migliaia di vite. Ora la nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano e al ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, monitora costantemente l’evolversi della situazione dopo il terremoto di magnitudo 4.4 di ieri notte, ma è come rimanere in attesa di un evento ormai irreversibile. Non sarebbe più opportuno coinvolgere il Parlamento in una decisione a maggioranza qualificata, vista l’enormità del progetto? O vogliamo imitare la Presidente von der Leyen, che spende 800 miliardi per una guerra che non c’è senza l’approvazione preventiva dell’Assemblea alla spesa, facendola passare come fosse un investimento ordinario? La scossa avvenuta la notte scorsa ai Campi Flegrei, con l’epicentro nella zona di Pozzuoli, è legata al ritmo rapido e costante con il quale il suolo da anni si sta sollevando. Addirittura, recentemente si è triplicata la velocità di sollevamento del terreno, passando da 1 a 3 centimetri al mese, secondo gli esperti. Esperti che ci parlano di un episodio previsto, anche se non è possibile stabilire quando arriverà il prossimo terremoto e con quale intensità. Dunque, da millenni siamo seduti sopra una bomba atomica pregando che non esploda. Ecco, preghiamo e monitoriamo la situazione in attesa che qualcuno dica: “Qui è scoppiato il finimondo”. Al di là delle allerte e di una Protezione Civile tra le migliori al mondo, capace di intervenire con tempestività, professionalità ed efficienza a disastro avvenuto, non sarebbe il caso di prevenire un terremoto ampiamente annunciato spostando definitivamente la popolazione? Si costruiscano altre città in tempi rapidi, come fanno in Cina, altro che spendere tre volte il bilancio dello Stato per partecipare al riarmo di un fantomatico esercito europeo.