Lo affermiamo perché, se un impiegato percepisce 2.000€ al mese e decide di destinare una somma extra al proprio budget familiare per l’acquisto straordinario di un’auto nuova, magari in buona fede, penserà di non dover rinunciare alle spese primarie, come ad esempio i costi della scuola dei figli o la visita medica necessaria per quella maledetta cataratta che rimanda da tempo perché troppo onerosa. Ma la somma resterà sempre quella originale del suo stipendio…non è che il datore di lavoro gli regalerà la macchina che desidera da tempo. Così, magari, risolveremmo la crisi dell’automotive, ma da che mondo è mondo, le cose – a torto o a ragione – non funzionano così. Lo dico perché la cantilena che sentiamo sugli 800 miliardi stanziati per gli armamenti ci viene raccontata come se i soldi venissero da Marte. Ora, per carità, un esercito europeo è necessario, ma a condizione che il costo delle armi non sostituisca le spese sociali a danno dei cittadini più fragili. Anche se ho l’impressione che a Bruxelles ultimamente ci siano influenze illiberali che tendono a non rendere trasparenti le decisioni come dovrebbero. Mi permetto di sottolinearlo, perché decidere una spesa tanto rilevante derubricando nella sostanza l’Assemblea non è un bel segnale. Soprattutto perché non c’è nemmeno la minima traccia di una guerra all’orizzonte, e non mi si dica che quella in corso tra la Russia e l’Ucraina mette in pericolo i nostri confini per una possibile espansione sovietica, in quanto si offende l’intelligenza di 500 milioni di cittadini europei. Così come non mi è piaciuta la sostituzione della parola “guerra” con la parola “forza”, come se fossero due cose diametralmente opposte, eludendo la frase attribuita a Platone: “Si vis pacem, para bellum”. Cambiare la parola “guerra” con “forza” non ne modifica il significato. Allora è un’ipocrisia? Sì, è una ipocrisia della Presidente Von der Leyen. Tornando ai costi del riarmo siamo preoccupati; la coperta dell’economia familiare è sempre la stessa dei 2.000€ iniziali e, ad ascoltare la saggia nonna, “se tiri la coperta da una parte, scoprirai l’altra”. Quello che fa arrabbiare sono le decisioni “epocali” come questa che non fanno deliberare 800 miliardi al Parlamento, come a confermare la “malafede” con cui parte il progetto. Un progetto che dovrebbe evolversi per gradi, cioè iniziando da un servizio di leva comunitario dove i nostri ragazzi possano iniziare una scuola di guerra in inglese, integrandosi l’uno con l’altro fino a raggiungere una preparazione tecnica e scolastica comune, cominciando ad addestrarsi con le armi scelte per il futuro esercito europeo. Nel frattempo, sarebbe utile mandare in esaurimento generazionale gli attuali vertici militari dei singoli Paesi dell’Unione e le rispettive forze armate, ora diverse fra loro e quindi difficilmente gestibili. Dovremmo, inoltre, renderci completamente indipendenti nella produzione bellica, evitando acquisti dagli Stati Uniti, che hanno dimostrato essere interessati ai loro affari. Affari che anche noi dovremmo fare per i nostri figli e nipoti, garantendo loro le migliori scuole e i migliori ospedali. Poi, se dal metaforico stipendio di 2.000€ avanzerà qualcosa per la sicurezza continentale, spendiamo pure ciò che ci rimane. Faccio fatica a pensare che il signor Rossi, titolare della nostra busta paga, rinunci alle cure mediche e non mandi i figli a scuola per montare un allarme antifurto di ultima generazione al fine di difendere la sua famiglia dai furfanti. Anche perché, se deve rinunciare alle spese di prima necessità, al limite può controllare il ladro che apre il frigo vuoto! Per questo chiediamo che le spese per gli armamenti non sacrifichino quelle sociali.
Che gli armamenti europei non sacrifichino scuola e sanità