Il Fondo

La Germania si riarma e mira all’atomica

I tedeschi, colpiti dalla crisi dell’automotive provocata prima dalla riconversione elettrica chiesta e ottenuta dai Verdi e poi dall’Europa, consapevoli che gli americani con Tesla ed i cinesi erano già pronti ad invadere i mercati, sentono minacciata la loro potenza economica e colgono l’occasione della richiesta dell’Unione Europea di riarmarsi contro un nemico ignoto investendo 1.000 miliardi. Sembriamo tutti impazziti e mai come in questo momento la storia sembra essere ritornata ad un passo delle leggi di Platone, la cui formulazione in uso ancor oggi è ricavata da una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III “De re militari” di Vegezio: “Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum”, letteralmente “Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra”. Peraltro, fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinade nel conflitto con Marco Antonio. In tempi più recenti questo motto viene ripreso dalla stampa che celebra l’incontro avvenuto a San Pietroburgo a fine Ottocento tra lo zar Nicola II e il presidente francese Fèlix Faure. L’alleanza tra le due potenze, cercata dai russi in funzione antitedesca, fu un fattore determinante per lo scatenarsi del conflitto che, come un fil rouge, lasciò al mondo appena il tempo di pulire le canne dei fucili che alcuni decenni dopo ripresero a sparare, provocando la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto. Nazismo e Fascismo misero a ferro e fuoco il mondo e l’Europa che, non dimentichiamolo, venne salvata, curata e rifocillata (Piano Marshall) da quegli americani che oggi non ci sono più simpatici perché hanno scelto come presidente Donald Trump, il quale ci sollecita a renderci autonomi nella difesa contro potenziali nemici. Negli ultimi ottant’anni, pareva che nel Vecchio Continente avessimo capito che era giunto il momento di restituire alla storia la locuzione “Si vis pacem, para bellum”. Invece, mai come ora, ci ritroviamo tutti esaltati a ripetere all’infinito quella frase che nel frattempo è diventata anche il motto di Punisher, personaggio dei fumetti della casa editrice Marvel Comics. Ora, di comico c’è ben poco se la Germania, approfittando del clima favorevole, rincorre le sue storiche nemiche, Francia e Inghilterra, per recuperare il terreno bellico perduto e investire 1.000 miliardi di euro per riarmarsi. Ricordiamo che l’ultima volta, dopo la sconfitta subita nella Grande Guerra i tedeschi non ci misero molto a rimettere in piedi l’esercito e gli armamenti più devastanti. Non vorrei che, accecati dalla rabbia nei confronti di Trump e Putin, che ci hanno estromesso dai trattati di pace nella guerra russo-ucraina, in prospettiva dimenticassimo le leggi razziali ed il nazismo. Certo, nulla a che vedere con la Germania di oggi, ma il fatto che l’Est voti a destra e l’Ovest a sinistra come fosse ancora divisa dal muro di Berlino mi inquieta. Lo stesso mi inquieta il proverbio che dice “non c’è due senza tre”, e non vorrei mai che anche i tedeschi facessero tesoro del detto popolare. Certo, la situazione non è delle migliori nell’Unione Europea, la quale vive un momento di radicale cambiamento, in quanto si è resa conto della necessità di allentare il cappio delle inutilità e della burocrazia in un continente che si sta sempre più spostando a destra e quindi verso un populismo esasperato. In Italia, le cose non vanno meglio se leggiamo tra le righe di un recente sondaggio commissionato dalla trasmissione Porta a Porta, il quale ci racconta che giovani dai 18 ai 32 anni vorrebbero un governo più decisionista, stanchi di parrucconi e di una democrazia sempre più orientata al mantenimento dei privilegi priva una visione di futuro, schiacciata dalla drastica diminuzione delle nascite, dalla scuola e dalla salute. Non vorrei che, distratti dalle guerre russo-ucraina e israelo-palestinese, dove appare evidente il nemico da cui difendersi, perdessimo di vista una Germania che si riarma e mira all’atomica canticchiando il proverbio “non c’è due senza tre”.